Stubborn Heart: 'Il nostro sound? Come se i Radiohead incontrassero il soul'

Stubborn Heart: 'Il nostro sound? Come se i Radiohead incontrassero il soul'

"Definire il genere che suoniamo è davvero complicato, diciamo che cerchiamo di produrre qualcosa di nostro, dato che ormai nella musica è già stato fatto praticamente tutto. Se proprio dovessimo far capire cosa suoniamo a chi non ci ha mai ascoltati, potremmo dire che nei nostri brani è come se i Radiohead incontrassero il soul". Inizia così la nostra intervista agli Stubborn Heart, in Italia per presentare il loro primo disco omonimo, uscito a inizio mese per One Little Indian. Luca Santucci e Ben Fizgerald si sono conosciuti diciassette anni fa, grazie ad una band di amici: "Ci conosciamo da tanto tempo, eravamo giovanissimi quando ci siamo incontrati. Con degli amici facevo parte di una band, non suonavamo elettronica ma indie, e cercavamo un tastierista. Così un membro della band ci ha presentato un suo amico, Ben, che ha subito ottenuto il lavoro. Abbiamo realizzato che era il musicista più talentuoso di tutti, come potevamo farcelo scappare", afferma scherzando Luca. "Diciamo che poi ci siamo trovati ad un bivio: i ragazzi volevano proseguire per una strada, mentre io e Luca avevamo voglia di creare qualcosa di diverso. Così siamo rimasti in due. Noi amavamo i sintetizzatori, loro le chitarre. L'eterna battaglia tra synth e strumenti musicali", aggiunge Ben. "Il nome della band deriva dal un vecchio disco del '60, è il titolo di una canzone soul", prosegue Luca, londinese ma di origini toscane, "mia cognata un giorno mi ha detto: 'Perchè non usi la tua canzone preferita come nome del gruppo?'. Ho trovato che fosse una bellissima idea. Siamo tutti e due ostinati ed entrambi abbiamo un cuore, direi che calza a pennello", scherza il musicista. Parliamo con Luca e Ben della genesi dell’album: "Abbiamo composto questo disco in vari modi: scrivendo prima il testo di alcuni pezzi, creando dei beat e poi aggiungendo le parole dopo e costruendo la melodia e il testo contemporaneamente. Non usiamo mai un solo metodo compositivo, dipende da come decidiamo di sviluppare l'idea. Io di solito lavoro sui beat, Luca compone e canta i testi. Lavoriamo prevalentemente su computer, con il quale possiamo registrare e mixare da soli. Il PC è il nostro studio", continua Ben.
"Prima ci avvalevamo di una sala di incisione, ma tramite il computer ora si può fare tutto, come in un vero e proprio studio. Componiamo musica digitale e suonava meglio realizzata su questo supporto. I tempi di produzione sono molto più rapidi, ad esempio, e si è in grado di suonare senza una band, riducendo notevolmente i costi. Oggi la tecnologia aiuta moltissimo la musica. Mi piacerebbe fare qualcosa su nastro, amo la musica analogica, eesendo un fan della black music. Magari per il prossimo disco ci proveremo. Per ora i nostri materiali di lavoro sono tastiera, Mac e microfono", afferma Luca.
Il disco, come ci dicono gli artisti, racconta di amori perduti e della voglia di rimettersi in gioco: "La maggior parte dei brani parla di rotture, prevalentemente amorose, e della ricerca della pace dei sensi. Ho pensato di utilizzare la musica come terapia: avevo rotto con la mia ragazza, e anche Ben era in un periodo di crisi. Così abbiamo riversato tutto nei brani. Il disco è pieno di cuori spezzati e di melodie da cui farsi cullare. Ho pensato alla mia ex ragazza e ho cominciato a scrivere canzoni su di lei, le emozioni sono defluite da sole e sono davvero tante. Ma la mia rottura può essere vista da qualcun altro come la fine di una amicizia, oppure l'allontanamento di un familiare, di un affetto. Ognuno può riportare i pezzi alla propria esperienza. Le sonorità elettroniche, poi, enfatizzano gli stati d'animo dei brani, insieme al cantato. Ho una tonalità alta che ben si sposa con i beat", aggiunge ancora Luca.
"Nonostante le radici musicali davvero differenti, Ben nasce come pianista classico ed io ho sempre ascoltato la musica soul e black grazie ai dischi di mia madre, tra i miei preferiti c'è Nina Simone, l'ossessione per il synth ha reso possibile il nostro connubio artistico. Cerchiamo di rimescolare ciò che è già stato fatto, è praticamente impossibile inventare cose nuove. Nonostante l'Inghilterra sia ricca di giovani promesse musicali, anche da noi non ci sono più così tanti locali dove ascoltare musica dal vivo: uscire dai propri confini è prezioso. Io, ad esempio, suono meglio quando sono all'estero. Sono più rilassato e concentrato, il pubblico inglese è molto critico. Poi agli show capita sempre ci sia qualcuno che conosci, si è un po' sotto pressione", afferma Luca.
"Speriamo di poter venire in tour in Italia presto. Mi sembra che a gennaio saremo dalle vostre parti, mentre a breve terremo dei live in Belgio ed Olanda", racconta Ben. "Progetti futuri? Mi verrebbe da dire la conquista del Mondo! Seriamente, vorremmo continuare a fare musica, scrivere canzoni e andare in giro a presentare i nostri lavori. Magari, in tutto questo, salta fuori anche una nuova fidanzata per me ed una per Ben, non sarebbe male", conclude ridendo Luca.

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