Musi lunghi in Gran Bretagna, nonostante il mercato in crescita

Luci ed ombre, per il mercato discografico britannico di inizio stagione. Mentre i loro colleghi europei continuano ad annaspare (francesi esclusi), i discografici inglesi tirano un altro sospiro di sollievo guardando alle cifre dei primi tre mesi del 2002, pubblicate in questi giorni dalla associazione di categoria BPI (British Phonographic Industry): cresce ancora il fatturato (del 6,5 % rispetto al primo trimestre dello scorso anno, per un totale di 220,6 milioni di sterline), e crescono anche, in unità, le vendite di album (46,6 milioni di pezzi, il 2,9 % in più).

Ciò nonostante, non sono tutte rose e fiori per l’industria inglese del disco: perché, complice un piano di nuove emissioni tra i più deboli degli ultimi anni, sono le vendite di back catalog e le promozioni speciali a sostenere l’industria in un momento difficile (proprio come in Italia…) mentre calano (del 4,5 %) le vendite complessive dei 250 titoli “top” del mercato e i dischi di successo sono costretti ad incassare le cifre di vendita più modeste da cinque anni a questa parte.

Stando alle impressioni che il settimanale Music Week ha raccolto tra i principali rivenditori specializzati, la situazione è precipitata negli ultimi due mesi, e solo in aprile le vendite al dettaglio hanno subito una flessione del 9 %. Molta preoccupazione desta tra gli operatori anche la caduta in picchiata delle vendite di singoli che, a dispetto dei risultati-record conseguiti dalla BMG con i dischi di Gareth Gates e Will Young (i due fenomeni commerciali prodotti dal programma TV “Pop Idol”), sono crollati del 15,4 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: tanto da indurre l’amministratore delegato della catena HMV, Brian McLaughlin, a fare un appello alla discografia locale affinché non segua l’esempio dell’industria americana, che sembra avere abbandonato il formato a se stesso. .


I commercianti inglesi criticano duramente i discografici locali anche per la loro tendenza a concentrare le uscite importanti e gli sforzi di marketing in prossimità del periodo natalizio: un atteggiamento che nell’ultimo anno sarebbe stato amplificato dai fatti dell’11 settembre e che, svuotando gli scaffali dei negozi per il resto dell’anno, rischia di provocare la chiusura forzata di parecchi punti vendita, soprattutto indipendenti.
Le nuove uscite in programma tra fine maggio e luglio, che comprendono nuovi album di Ronan Keating, Eminem, Oasis, Red Hot Chili Peppers e Linkin Park, dovrebbero auspicabilmente rimettere in moto il mercato: ma pur avendo le spalle più robuste degli altri, anche l’industria britannica del disco trova pochi motivi per sorridere, di questi tempi.
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