Fuga da Sanremo 2: le major marciano compatte

Sembrano tutti d'accordo, questa volta: se Rai e Comune di Sanremo non risponderanno all'“ultimatum” dell'industria, accettando di modificare i regolamenti della competizione e (soprattutto) di coprire per intero le spese – astronomiche - sostenute dalle case discografiche durante la settimana festivaliera, tutte e cinque le major diserteranno la prossima edizione del festival della canzone italiana. O, almeno, questo è quanto promettono di fare allo stato attuale delle cose.
Il giorno dopo avere raccolto (vedi news) le dichiarazioni e i malumori di Piero La Falce (Universal), Riccardo Clary (EMI) e Adrian Berwick (BMG Ricordi), Rockol è riuscita a contattare anche i “boss” di Sony e Warner, Franco Cabrini e Massimo Giuliano: che ribadiscono, entrambi, aderenza assoluta alla linea dura già espressa dai colleghi e preannunciano un probabile ritiro delle proprie truppe dal gran carrozzone festivaliero, nel 2003, se i termini dell'accordo con l'ente pubblico televisivo non dovessero cambiare radicalmente.
“C'è una linea comune di pensiero tra tutte le aziende che aderiscono alla FIMI”, ci ha confermato Cabrini, “soprattutto nell'individuare nell'aspetto economico della vertenza un elemento assolutamente pregiudiziale al prosieguo di ogni collaborazione. Ma al di là di questo – aggiunge – voglio ricordare che Sanremo è solo la punta di un iceberg, e in fondo è un aspetto del problema che preme più alla TV di stato che a noi. Quel che conta è ridiscutere seriamente l'intero rapporto tra le tre reti Rai e la discografia, sotto il profilo economico e contributivo così come sul piano dei programmi”.
Mica facile, nel mentre la TV di stato è in balia di tempeste legate alle vicende politiche del paese: “Se la Rai è troppo impegnata a risolvere le sue beghe interne per darci ascolto, vorrà dire che penseremo a sviluppare progetti alternativi e che anche la Sony Music, probabilmente si prenderà un anno sabbatico da Sanremo”, conclude Cabrini. “Non sarebbe la fine del mondo, in fin dei conti. E certo non si può discutere dei punti chiave della manifestazione dopo l'estate, perché questo si scontra con una pianificazione accurata dei nostri piani promozionali. Non dimentichiamo che noi, come case discografiche, dobbiamo tutelare anche gli interessi dei nostri artisti e che abbiamo una responsabilità nei loro confronti”.
Al partito trasversale dei possibili transfughi da Sanremo si iscrive anche Warner Music. “Già quest'anno, del resto, abbiamo mandato dei segnali ben precisi agli organizzatori”, sottolinea Massimo Giuliano. “Voglio precisare: il festival della canzone resta un patrimonio prezioso della musica e della cultura italiana. Ma che si svolga a Sanremo, in realtà, a noi non porta nessun vantaggio: le vessazioni di albergatori e ristoratori locali potevano essere sopportate quando si vendevano milioni di dischi, non più oggi che il ritorno in termini di vendite è assolutamente esiguo. Dunque, assoluta concordanza con i colleghi sul piano delle rivendicazioni: che riguardano la completa copertura dei costi, un coinvolgimento più diretto nella stesura dei regolamenti, e anche una tutela maggiore per gli ospiti internazionali, sempre più appiccicati alla manifestazione a mo' di francobollo”.
Non è la prima volta – facciamo notare a Giuliano - che la discografia multinazionale minaccia un boicottaggio in massa del festival per poi tirarsi indietro all'ultimo minuto…“Ma questa volta è diverso”, replica il managing director di Warner Music. “A cominciare dai tempi in cui prende forma la protesta: le altre volte le polemiche scoppiavano alla vigilia della manifestazione e riguardavano per lo più scelte artistiche o malumori dell'ultima ora. Questa volta si sono innescate a festival da poco concluso e riguardano ogni singolo aspetto del pacchetto Sanremo, quello economico in primo luogo. Noi abbiamo lanciato un grido d'allarme: che non venga raccolto immediatamente mi sembra un fatto grave e un brutto segnale”.
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