Nek, 'sotto il segno del mio vivere'

Nek, 'sotto il segno del mio vivere'
Le cose importanti per Nek sono tutte lì, dentro al suo nuovo disco intitolato, non a caso, “Le cose da difendere”. E i temi che Nek ha voluto musicare sono ancora gli stessi che, in fondo, hanno sempre popolato le sue canzoni: l'amore, l'amicizia e, soprattutto, il rispetto, per se stessi e per gli altri. Un rispetto che ha portato Filippo Neviani a cercare strade nuove all'interno di un mercato ormai saturo di prodotti omologati come quello del pop italiano, a “rischiare perché il mio mestiere pretende anche questo”, come ti dice con un fare tra il deciso e l'aggressivo. “Il titolo del disco mi è piaciuto subito, anche perché la canzone omonima è la prima ad essere stata scritta, un anno fa, e di conseguenza ha un significato molto forte per me. Credo esprima una giusta profondità; inoltre avevo voglia di intitolare un mio disco con una frase che avesse una certa consistenza, perché alla fine il lavoro è stato impegnativo ed è giusto che il titolo che lo rappresenta sia altrettanto importante. Le cose di cui parlo sono valori che secondo me si stanno perdendo. Io ho parlato essenzialmente di amore, perché è la cosa che mi viene meglio, e poi non volevo assolutamente realizzare un disco che trattasse di temi sociali. Però, passando dall'amore, ho cercato di far affiorare nelle canzoni ciò che secondo me fa parte della quotidianità, anche in relazione a ciò che è successo l'11 settembre”. Nek è teso, parla velocemente e ad alta voce, strizzato in una maglietta aderente nera e in larghi calzoni mimetici. Sembra quasi che dall'anno del suo debutto discografico, il 1992, “il ragazzo di Sassuolo” non abbia ancora imparato ad accettare gli intoppi del mestiere, che spesso e volentieri non ha tutto quel rispetto per le persone di cui Nek parla. “Mi sono preso le mie batoste, è vero, ho avuto le mie delusioni. Ho avuto fischi, rifiuti e sputi sul palco. I miei primi tre dischi sono stati maltrattati dalla stampa, da giornalisti che non hanno capito tutto il lavoro che c'era dietro. Davvero, non è semplice accettare che dopo un ascolto venga formulato un giudizio, così. Perché del mio mondo, alla fine, ci sono cose che non vi arriveranno mai, cose che non sapete. Però sono anche uno che si è rialzato, che ama andare avanti e che non si guarda mai indietro”. Nek appare preoccupato, ma se chiedi conferma al tuo sospetto ti dice che no, è tutto a posto. “Sono contento del disco e ho fiducia”, ti spiega con un pizzico di sfida. “Io vivo per la musica. Non suono per vivere, bada bene, ma vivo per la musica. Per me è fondamentale. Vivo perché ho una casa, vivo perché amo il fatto di avere degli amici e vivo anche per crearmi amicizie nuove, che poi mi daranno stimoli che magari si rifletteranno nei miei lavori futuri. Io sono uno che dice le cose come stanno e non sono affatto distante da ciò di cui parlo nel disco, anche se so che qualcuno potrebbe dire che sono superficiale. Ma io sono uno che dice la verità”. Allora, forse davvero Nek non ha nulla da temere, perché la storia insegna che chi dice la verità, prima o poi viene ripagato con la stessa moneta. E la verità è che Nek ha tanti amici e molti estimatori: per esempio Dante Thomas, che con lui ha duettato in “Cielo e terra”, o Laura Pausini, che ha partecipato alla realizzazione del singolo intitolato “Sei solo tu”. Laura adesso c'è. E anche Nek.
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