Google Play, polemici i discografici: 'A che serve, se non frena i pirati?'

Google Play, polemici i discografici: 'A che serve, se non frena i pirati?'

Google Play ha lanciato oggi in Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito il suo nuovo store digitale destinato a fare concorrenza ad iTunes e ad Amazon MP3. Ma l'esordio, a prezzi competitivi, della piattaforma, non è immune da critiche e polemiche. Sotto accusa, ancora una volta, il motore di ricerca del gigante di Mountain View che continua a proporre agli utenti decine e decine di link a siti pirata e file Torrent: "Crediamo che non abbia senso, da parte loro, fare qualcosa a sostegno degli artisti, e allo stesso tempo intaccarne il lavoro indirizzando i consumatori verso siti illegali", ha osservato polemicamente l'amministratore delegato della British Phonographic Industry (BPI) Geoff Taylor (analoghi commenti arrivano, in Italia, da Enzo Mazza della FIMI).

Immediata la replica di Sami Valkone, responsabile del licensing internazionale di Google Play, che tiene a sottolineare che i due servizi non hanno nulla a che fare tra di loro: "La modalità di funzionamento del nostro motore di ricerca si basa su di un algoritmo completamente diverso da tutto ciò che facciamo su Google Play. Il nostro algoritmo di ricerca è una 'bestia' molto complessa e non ho alcuna idea di come funzioni".

Intanto, però, la promessa formulata da Google lo scorso agosto di dare priorità nei risultati ai siti legali spingendo in fondo agli elenchi i link a siti che violano i copyright sta per essere messa alla prova, proprio nel Regno Unito, dal Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport: in caso di riscontri negativi, il governo inglese potrebbe farsi promotore di una legge finalizzata a disciplinare la materia tutelando in modo più efficace i diritti di autori, artisti, case discografiche ed editori musicali nei confronti delle violazioni online.

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