EMI, Levy punta sui giovani (ma intanto Robbie Williams non ha ancora firmato)

Fedele al suo approccio pragmatico al business, la coppia di vertice della major, formata da Eric Nicoli e Alain Levy, non ha “condito” con alcuna rivelazione ad effetto la pubblicazione del bilancio annuale EMI che oggi (martedì 21 maggio) è stato presentato alla comunità finanziaria internazionale.

Non era certo dai numeri che si potevano attendere sorprese o indicazioni positive: e anzi le cifre diffuse dal management peggiorano ulteriormente le già pessimistiche previsioni degli analisti finanziari, segnalando per il periodo marzo 2001/2002 un calo dell’11 % nel fatturato mondiale (2,03 miliardi di sterline) e un tonfo del 64 % nel profitto operativo conseguito dalla divisione discografica (83,1 milioni di sterline).
Ma anche quando il discorso è scivolato sulle prospettive di crescita dell’azienda, chi si aspettava anticipazioni succose o precisi segnali di riscossa è rimasto deluso: in particolare, Levy non ha chiarito se l’artista oggi più popolare della scuderia EMI, Robbie Williams (quasi 5 milioni e mezzo di copie vendute con “Swing when you’re winning”), resterà con la major britannica dopo che il suo contratto originale è scaduto. “Non abbiamo ancora cominciato a negoziare il rinnovo, ma lo faremo nelle prossime settimane”, si è limitato a dire Levy; “per intanto – ha aggiunto – abbiamo in mano i suoi quattro dischi di catalogo”.
Dopo avere dato il benvenuto a Moby (che, dopo l’assorbimento della Mute, sarà con la EMI in tutto il mondo), il manager francese ha voluto anche spendere qualche parola sulle giovani promesse in dotazione alla casa discografica, esprimendo soddisfazione per le vendite di Norah Jones, giovane star della Blue Note, e indicando in Vines e Doves due tra i nomi su cui la major ripone maggiori speranze per il futuro.

Il resto dell’analisi è stato dedicato alle cifre. Nicoli e Levy hanno cercato di rassicurare gli investitori promettendo che i risultati del nuovo esercizio saranno migliori di quelli passati, crisi o non crisi: i due contano sulla lieve ripresa in corso nei mercati asiatici e latino-americani, sul risparmio di costi (100 milioni di sterline all’anno) che le ristrutturazioni in via di completamento dovrebbero consentire nel prossimo biennio e sulla costanza di risultati della divisione publishing, che anche nell’ultimo anno ha registrato un andamento positivo (107,8 milioni di sterline di profitto operativo, + 3 %, e un incremento del 7 % nel fatturato).
Poche preoccupazioni desta, almeno nelle dichiarazioni rilasciate in pubblico dal management, la perdita di quota di mercato mondiale, calata dal 14,1 al 13,4 %. “Quello che conta – ha detto Levy – è che quella quota di mercato produca un profitto e che la EMI riesca a portare al successo nuovi artisti”.
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