IFPI: 'La discografia continua a investire negli artisti (4,5 mld nel 2011)

IFPI: 'La discografia continua a investire negli artisti (4,5 mld nel 2011)

La recessione economica e la contrazione dei ricavi non hanno indotto le case discografiche a ridurre gli investimenti in A&R, promozione e marketing, pari complessivamente a 4,5 miliardi di dollari all'anno e sostanzialmente analoghi per entità a quelli dell'anno precedente. Lo rivela la nuova edizione del rapporto "Investing in music" realizzato dalla International Federation of the Phonographic Industry (IFPI) in collaborazione con l'associazione di etichette indipendenti WIN e presentato oggi a Londra: dall'indagine risulta che la spesa in ricerca e sviluppo da parte dell'industria discografica, 2,7 miliardi di dollari all'anno pari al 16 % del fatturato totale, è ancora superiore a quella di altri comparti industriali come il settore farmaceutico e biotech (15,3 %) e quello informatico (9,6 %). Nel frattempo i ricavi derivanti dall'investimento in A&R, sempre secondo l'IFPI, sono saliti di un punto percentuale, dal 15 al 16 %, tra il 2008 e il 2011. Gli investimenti in artisti locali, spiega "Investing in music", stanno producendo i loro frutti: l'Italia figura ai primissimi posti per quota di repertorio domestico sulle vendite globali (74 %), dietro al Giappone (77 %) ma davanti a Stati Uniti (62 %), Germania (55 %), Francia (54 %) e Regno Unito (53 %).

"Dietro il mondo fortemente visibile degli artisti, attorno al quale ruotano molte persone, vi è un settore meno visibile di grande diversità, creatività e valore economico", spiega l'amministratore delegato dell'IFPI Frances Moore, mentre Alison Wenham, presidente di WIN, sottolinea che "oggi il rapporto tra gli artisti e le loro case discografiche è leggermente cambiato e sta continuando ad evolversi. Il modello tradizionale legato agli anticipi al supporto promozionale rimane in atto, soprattutto per le aziende più grandi, ma ora c'è una maggiore attenzione dal punto di vista delle partnership, delle collaborazioni e dei ricavi condivisi".

I costi mediamente sostenuti per un artista top (in un mercato importante), secondo lo studio, sono nell'ordine di 1,4 milioni di dollari, suddivisi tra anticipi (200 mila dollari), spese di registrazione (200-300 mila dollari), costi di produzione video (50-300 mila dollari), supporto tour (100 mila dollari), marketing e promozione (200-500 mila dollari); nel frattempo, anche a causa della pirateria, il ritorno sull'investimento generato dal marketing tradizionale risulta essere in calo (2,4 miliardi di dollari nel 2008, 1,7 miliardi nel 2011), e le etichette si adeguano orientando maggiormente la spesa su canali digitali, new media e social network.

Sono più di 5 mila, aggiunge il rapporto, gli artisti sotto contratto con major discografiche, e decine di migliaia quelli che collaborano con etichette indipendenti: due nuove indagini condotte nel Regno Unito (The Unsigned Guide) e Germania (a cura di BVMI) rivelano tuttavia che il 71 e l'80 % rispettivamente degli artisti senza contratto vorrebbe legarsi a una casa discografica per ottenere appoggio di marketing e promozionale e, in secondo luogo, anticipi e sostegno economico ai tour.

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