Napster-Bertelsmann: occhi puntati sulla strana coppia

Napster-Bertelsmann: occhi puntati sulla strana coppia
Bertelsmann si è tirata indietro, ad un certo punto, dall'asta scatenatasi per il contratto di Mariah Carey (era in corsa con la J Records, l'etichetta di Clive Davis che la BMG possiede in joint venture). Al contrario, non ci ha pensato due volte, quando si è trattato di sborsare una cifra ingente di denaro per mettere definitivamente le mani sulla Web company di Shawn Fanning, tornato precipitosamente all'ovile in compagnia dell'amministratore delegato Konrad Hilbers tre giorni dopo avere rassegnato le dimissioni dalla società (vedi news): oltre 90 milioni di dollari elargiti in un paio d'anni, gli ultimi dei quali, 8 milioni di dollari, serviranno a pagare i creditori di Napster in modo da evitare (ma non è ancora certo…) il procedimento di concordato fallimentare e garantirsi il controllo degli “asset” aziendali.
Questione di priorità strategiche, evidentemente. Che si tratti di una scommessa avventata, considerando che la società californiana ha fondato il suo clamoroso e rapidissimo successo sull'idea di consentire lo scambio gratuito di musica in rete e che una versione a pagamento del servizo (per di più con un repertorio limitato dalla necessità di chiederne l'autorizzazione ai titolari) potrebbe anche ricevere un'accoglienza tiepida da parte del pubblico? Chissà: indubbiamente la mossa della multinazionale tedesca non manca di una forte componente di rischio imprenditoriale, ma il salvataggio di Napster potrebbe anche rappresentare, come abbiamo già sottolineato, uno scatto in avanti per tutta l'industria. I vertici di Bertelsmann non si sbilanciano sulle loro intenzioni, ma sembra evidente che a loro i software e le infrastrutture tecnologiche di Napster (di cui qualcuno comincia a mettere in dubbio l'efficenza e l'affidabilità) interessano quanto il suo marchio e il suo “patrimonio” utenti (entrambi un po' svalutati, dopo un anno di congelamento di attività e di disavventure giudiziarie). Gli interessa anche, naturalmente, la possibilità di non essere legati mani e piedi al progetto on-line, per ora tentennante, che ha messo in piedi con le colleghe-rivali EMI e Warner, MusicNet. Bertelsmann è comunque, tra le major discografiche, quella che più di ogni altra sta cercando di mantenere un controllo diretto sulle sue iniziative in rete, preferendo raccogliere sotto il tetto aziendale una serie di imprese (come il sito e-commerce CDNow) piuttosto che chiudere accordi di fornitura, licenza e joint venture con partner ed operatori esterni. Cosa diventerà Napster sotto la sua tutela è tutto da scoprire: certamente i tedeschi sanno di avere nelle mani un marchio tuttora prestigioso, per quanto bisognoso di riconquistare la sua immagine scalfita e la fiducia dei consumatori. Di chi andrà a caccia, la Bertelsmann? Dei vecchi fans del sito “pirata”, quei giovani utenti della rete che appaiono sempre più distanti e meno in sintonia con il business discografico tradizionale (ma che bisognerà pur cercare di riconquistare in qualche modo)? Oppure dei consumatori “adulti” che recenti ricerche (vedi news) dipingono sempre più disposti a usare il pc per ascoltare musica e a pagare in cambio di un servizio ben assortito, di qualità e che protegga dai rischi di virus? E quali altre case discografiche accetteranno di rendere disponibili i loro repertori per il nuovo servizio?
Occhi puntati sul matrimonio tra Bertelsmann e Napster, che rischia di diventare un caso paradigmatico (nel bene o nel male) per il futuro della musica on-line.
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