The Observer 2012: l'intervista ai Charlestones

The Observer 2012: l'intervista ai Charlestones

La settimana scorsa abbiamo avuto occasione di parlare del loro secondo disco, “Off the beat”. Questa settimana chiudiamo lo spazio dedicato ai Charlestones sulla nostra rubrica The Observer con una piccola intervista. Abbiamo contattato Mattia Bonanni, voce della band e principale autore del gruppo per fare quattro chiacchiere e conoscere più da vicino questi quattro ragazzi che fanno brit pop “all’italiana” e che, cito: “hanno rubato il loro nome ad un negozio di cianfrusaglie”: “In realtà non c'è un motivo in particolare se abbiamo scelto questo nome. Il negozio esiste e vende davvero cianfrusaglie. Fino al giorno in cui ci fu chiesto ‘Perché Charlestones?’ L'insegna a led blu era l'unica cosa che conoscevamo di quel posto. Poi per curiosità ci siamo andati: limitatevi pure all'insegna se un giorno ci passerete davanti”.

E se per il nome ci dobbiamo limitare all’insegna, per quanto riguarda le influenze che i Charlestones hanno messo in campo con il loro nuovo album, il discorso si fa automaticamente più sostanzioso: “Non ci chiediamo spesso da dove arrivino certe cose, da chi o come. E francamente c’è una buona dose di spontaneità in quello che facciamo” ammette Mattia. “Che poi il risultato sia permeato o meno di rimandi lo capiamo semmai a conti fatti. Se in quel pezzo ci sentiamo gli Oasis, bene, per noi è un successo. Se qualcuno ci sente dell'altro, ancora meglio. E' inevitabile che la musica con cui siamo cresciuti ci condizioni” precisa Mattia, “ma non è ‘retromania’, sul serio, è soltanto fare le cose a nostro modo e per come ci piacciono”. Una dichiarazione d’indipendenza a tutti gli effetti, che poi è stata tradotta con un album come “Off the beat”. “L'album è piuttosto vario, non c'è una canzone che dica tutto del disco” continua Mattia, il vero songwriter del gruppo. “Questo è forse l'unico presupposto da cui siamo realmente partiti. Tutti i pezzi sono stati scritti nell'arco di due mesi e registrati in quello successivo; il rischio di ritrovarci con un disco monotematico non era da trascurare. Abbiamo prenotato lo studio con circa tre mesi di anticipo senza ancora aver scritto una canzone. Ad una settimana dall'inizio delle registrazioni abbiamo stilato la prima ipotetica scaletta di dieci canzoni in cui non comparivano ancora ‘Off The Beat’, ‘She Was A Firework’, ‘(Standing in) The Prime Of Life’ e ‘Let It All Hang Out’: Queste le abbiamo scritte nei tre giorni successivi, dovendone poi eliminare altrettante. E' stato tutto parecchio intenso, ed ha una base fortemente autobiografica direi, questo è il nostro modo di fare. Volevamo un disco di un certo spessore artistico ed emotivo, e così ci siamo immersi in quei tre mesi senza mai uscirne”.



Tre mesi che alla fine dei conti hanno prodotto dieci pezzi particolarmente riconoscibili e in puro stile Charlestones. “La questione se avere o no un songwriter in una band conta eccome, poco da fare. Tendenzialmente i nostri ascolti si sono sempre orientati su una tipologia precisa di gruppi o artisti e penso fosse inevitabile seguire un percorso del genere; questione di gusto prima di tutto. In quei due mesi scrivevo di sera” incalza Mattia, “ogni sera, fino a tarda notte. Ricordo che quando scrissi ‘Energy’ chiamai Gian Marco all'una del mattino e gliela feci ascoltare al telefono, eravamo entusiasti, gliela suonai tre o quattro volte. A differenza del primo disco queste canzoni non le abbiamo mai suonate live prima di registrarle. L'unico motivo per cui desideravamo entrare in studio era per poterle fissare, per sentire che sound avrebbero avuto. Non abbiamo detto niente a nessuno, avevamo le idee chiare e tutto è nato con calma, giorno per giorno. Non volevamo un disco ‘interessante’, perché l'interessante è parecchio inutile per quanto mi riguarda. Volevamo un disco vero e sincero, volevamo emozioni”.

Emozioni che senza dubbio la band avrà accumulato grazie anche a occasioni speciali come l’apertura per i Black Lips, il tour come spalla ai Crookes e la data al fianco dei Kasabian. “Il concerto coi Kasabian è stato forse l'apice di questi nostri primi anni. Per un milione di motivi, perché il pubblico era carico, perché ci ha sostenuto, perché abbiamo suonato bene. Se c’è entusiasmo tutto è molto facile, tutto funziona meglio. Ci siamo divertiti e ci teniamo a ringraziare chiunque fosse presente quella sera, la gente è stata incredibile. I Kasabian li abbiamo incontrati durante il soundcheck, persone davvero affettuose, guardavano i nostri strumenti e ci chiedevano dove li avessimo comperati, cose del genere, cose incredibili, ridevano. Grandi. Quest'estate abbiamo passato qualche giorno insieme ai Crookes. Gruppo incredibile, canzoni pazzesche, bravissimi dal vivo. Abbiamo fatto tre date insieme e il quarto giorno ci siam ritrovati alle otto del mattino in aeroporto a Venezia tristi di doverci salutare (abbracci che non finivano, davvero!). Meritano il meglio. I Black Lips invece dei fuori di testa, in quel concerto era successo proprio di tutto, non molto da imparare direi. Poi ci sono stati i White Lies, i Veronica Falls, The Elbow, tutte belle esperienze. Capisci che c'è qualcosa di vincente nei gruppi che ce la fanno. Scopri anche che tirartela per il tuo status di musicista è una cosa tipicamente italiana e che se c’è un brutto ricordo di questi due anni è proprio l'atteggiamento del cantante pelato dei Negramaro all'Heineken Jammin Festival. Quel giorno c'erano pure gli Interpol. Paul Banks si è avvicinato salutandoci col sorrisone e chiedendo a Mattia ‘Are you from Verdena?’ (C'erano anche loro quel giorno), ‘No no, I'm from The Charlestones’. Ha ascoltato tutto il concerto”.

Una bella soddisfazione che fa il paio con quella della pubblicazione del disco. Da qui in poi il viaggio si fa sempre più interessante…: “Ma guarda, finora abbiamo sempre cercato di fare il meglio con quello che avevamo. Se hai dato il massimo senza strafare puoi star certo che la prossima volta avrai di più. E poi confidiamo nelle solite cose, di suonare, di andare in giro, che il disco sia apprezzato per quello che rappresenta. Da pochi mesi il nostro primo lavoro è stato pubblicato in Giappone dalla This Time Records, a Gennaio dovrebbe uscire anche ‘Off The Beat’, sarebbe bello poterci andare a suonare. Ma calma, una cosa alla volta”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.