Ricerca USA: il pubblico adulto è (quasi) pronto per la rivoluzione on-line

Sulla disponibilità o meno dei consumatori di musica (soprattutto americani) a spendere per procurarsi musica on-line, i pareri degli esperti e i risultati delle ricerche di mercato continuano a divergere. Ma su alcuni punti almeno tutte le analisi e indagini sembrano concordare: il modello di business non è ancora stato delineato, i livelli corretti di prezzo neppure, e il mercato della musica digitale non si metterà davvero in moto fino a quando service provider, distributori di musica on-line e fornitori di contenuti (le case discografiche) non consentiranno su ampia scala la “portabilità” della musica scaricata, la possibilità di ascoltarla sul maggior numero possibile di apparecchi di riproduzione nonché la chance di utilizzare sistemi più rapidi ed efficienti di trasmissione dati come la banda larga e le comunicazioni via cavo in luogo delle normali reti di connessione telefonica a Internet.
A queste conclusioni giunge sostanzialmente anche uno studio appena pubblicato dall’istituto finanziario Venture Strategy Partners (una parte in causa interessata, risultando tra i finanziatori della start-up FullAudio), che pure getta una luce ottimistica sull’evoluzione futura del mercato on-line: in base alle informazioni raccolte dalla società di San Francisco, risulta infatti in aumento il numero di consumatori adulti (si noti: adulti) che utilizza la rete per procurarsi musica e che è disposto a pagare un canone di abbonamento mensile in cambio della possibilità di ascoltare in streaming o di scaricare sul pc le proprie canzoni preferite.
Un quarto circa della popolazione adulta americana, secondo Venture Strategy, si mostra oggi propenso ad abbonarsi ad un servizio di musica on-line, si tratti di quelli gestiti in prima persona dalle major discografiche come MusicNet e Pressplay, oppure di quelli forniti da società indipendenti come Listen.com e la stessa FullAudio.
La ricerca evidenzia notevoli discordanze nel prezzo che i consumatori potenziali sarebbero disposti a pagare per il servizio: quasi un quarto, fa notare Venture Strategy, ritengono tuttavia equo un canone mensile fissato intorno ai 16 dollari (più o meno il prezzo di un CD scontato nei negozi al dettaglio USA) per poter accedere fino a 50 canzoni scaricabili al mese.
Come detto, la ricerca sottolinea una volta ancora come fattore critico la possibilità di archiviare, copiare e trasferire da un apparecchio di riproduzione all’altro i file scaricati dalla rete, una caratteristica che le piattaforme attualmente in funzione offrono con il contagocce (o impediscono del tutto, vedi MusicNet) per timore di incoraggiare in questo modo la pirateria e la duplicazione abusiva. Ma sembra sempre più evidente, e lo riconoscono implicitamente anche le ricerche finanziate – come questa - dall’industria, che un approccio timido e titubante al mercato on-line, per quanto giustificato dalle preoccupazioni di protezione dei copyright, è destinato a non pagare e potrebbe, se prolungato nel tempo, tramutarsi in un boomerang per le case discografiche.
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