Massimo Di Cataldo: 'La musica per me è un'esigenza'

Massimo Di Cataldo: 'La musica per me è un'esigenza'
“Anche per me, comunque, è difficile mantenere la linea… ho trentaquattro anni, mi devo sbattere. Per questo faccio palestra e sesso. Il sesso serve, altroché se serve. E poi cerco di bere almeno due litri di acqua al giorno. Ma non è per nulla semplice, comunque…”. Esordisce così, sorprendendo un po' tutti i presenti che già pregustavano il ricco pranzo, un rilassato Massimo Di Cataldo, Durango ai piedi e barbetta incolta sulle guance. Oggi, infatti, esce il suo nuovo album intitolato “Veramente”, che arriva a distanza di un anno dalla raccolta “Il mio tempo”, dal cambio di etichetta discografica e da molte altre vicissitudini, personali e professionali. “Veramente” è un po' lo specchio di tutto questo, della vita e della voglia di esprimere la propria “intelligenza emotiva e la propria sensibilità”, come ci dice Massimo circondato da una succulenta burrata, tartine di carpaccio di pesce spada e, naturalmente, di giornalisti pronti a scovare lo scoop del giorno. Sembra uguale a molti anni fa, Massimo, l'eterno giovane che saggiò per la prima volta il sapore della notorietà salendo su palcoscenici teatrali quando, finito il liceo, decise di studiare recitazione. Ma oggi, anche se le proposte di nuovi ruoli cinematografici non mancano, non c'è posto per il cinema. Perché, come ci rivela lui stesso dopo aver sorseggiato un po' di vino, “il cinema è soltanto un'arte che ho acquisito”. Massimo Di Cataldo ha le idee chiare e a volte, anche se ci sta attento, si lascia andare a qualche piccola confessione. Guarda fisso il piatto che ha davanti e comincia a parlare, avvertendoti però che dovrai tagliare molto dalla sua conversazione, “perché spesso mi perdo e faccio pause lunghissime”. “Le mie nuove canzoni assomigliano a quelle di Michele Zarrillo? No, no, ti prego! Non mi sembra l'accostamento giusto!”, sbotta prontamente in risposta ad un appunto non proprio felice. “Certo, lo stimo e lo rispetto, ma se devo essere sincero ti dirò che i dischi italiani non sono realizzati come questo. Qui c'è molto lavoro in studio, una grande produzione, quella di Phil Palmer, c'è ricercatezza e cura. Continuo a privilegiare la melodia nelle mie canzoni e capisco che io possa rientrare in quella schiera degli autori italiani che compongono pop tradizionale, ma non mi piace essere paragonato a qualcun altro. Massimo Di Cataldo è Massimo Di Cataldo, e basta”. Alza la testa e ti guarda. Poi, forse preso dalla situazione particolarmente colloquiale, racconta del suo vecchio contratto discografico, dal quale è scaturita la canzone “Non ti dimenticherò”, “il risultato di una brutta telefonata, un brano che non parla d'amore e che chiunque potrebbe cantare, anche uno che in ufficio ha appena litigato con il suo padrone”, e dell'amico Alex Baroni, scomparso lo scorso aprile in un incidente automobilistico: “Io abito a due passi dall'ospedale dove era ricoverato Alex, ma non sono mai andato a trovarlo. Non volevo vederlo in quelle condizioni. E, sinceramente, mi dava la nausea il modo in cui la stampa stava trattando l'argomento; non volevo far parte di quel gioco macabro. Mi ha fatto schifo vedere certi miei colleghi che andavano al capezzale di Alex per poi rilasciare un'intervista”. Lo vedi, guardando i lineamenti delicati del viso, che Massimo è uno che si fa prendere dalle emozioni. Non a caso le note allegate al suo nuovo disco, “un comunicato stampa molto bello”, come dice lui stesso facendo l'occhiolino all'autrice dello scritto, parla di “emotività, umori e sentimenti”. “Io do tanto in ciò che faccio”, conclude “ma solo perché c'è la voglia di dire delle cose mie, cose che sono dentro me. La musica, per me, è essenzialmente un'esigenza”.
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