La chiusura di Napster: è davvero una vittoria, per l'industria?

La chiusura di Napster: è davvero una vittoria, per l'industria?
La notizia della probabile, imminente chiusura per bancarotta del più celebrato, temuto, invidiato ed osteggiato sito della storia – ancora breve – del file sharing musicale (vedi news) non sembra avere sorpreso più di tanto i più attenti osservatori del mercato on-line. Alcuni dei quali, tra l'altro, non mancano di accusare le case discografiche di miopia: se l'industria musicale esce chiaramente vincente dalla vicenda nella sua (sacrosanta) battaglia per la difesa del diritto d'autore, è la loro tesi, gettare al vento un patrimonio e un'esperienza preziosa come quella di Napster potrebbe rivelarsi, alla lunga, controproducente.
E' questo il parere di autorevoli esperti come il noto Aram Sinnreich, analista dell'istituto di ricerca Jupiter Research che da tempo tiene sotto stretta osservazione gli scenari della musica digitale. Commentando la notizia delle repentine dimissioni del fondatore del sito Shawn Fanning e dell'amministratore delegato Konrad Hilbers (colui, cioè, che era stato incaricato di traghettare la Web company dalla sua prima fase pionieristica-volontaristica alla gestione di un business multimilionario) Sinnreich osserva che, nel decretare la morte della Web company, le etichette discografiche abbiano perso “le numerose opportunità che un Napster 'legalizzato' avrebbe offerto loro sotto il profilo del marketing, delle vendite e della distribuzione”. Sinnreich sottolinea come a tarpare le ali alla società siano state “le richieste ingiustificate da parte dei tribunali e la minaccia di dover pagare centinaia di milioni di dollari alle case discografiche in danni potenziali”. Secondo l'analista americano, un atteggiamento più lungimirante avrebbe dovuto indurre le case discografiche ad alleggerire la pressione sul sito, in vista dei crediti che avrebbe potuto riscuoterne in futuro.
Solo la Bertelsmann/BMG, tra le major company musicali, aveva mostrato fiducia nelle potenzialità della società californiana, stanziando fondi destinati al suo sviluppo (e sarebbe stato proprio il veto ad una vendita alla multinazionale tedesca espresso dal cda della società californiana a provocare le dimissioni di Hilbers). Ma non va dimenticato che la scelta di appoggiare Napster aveva provocato non pochi grattacapi, fratture, incomprensioni (e dimissioni) all'interno della stessa BMG: che negli ultimi mesi, come i suoi nuovi vertici mondiali hanno implicitamente confermato a Rockol nel corso di una recente intervista (vedi news), sembravano già essersi decisi a spostare le loro strategie di sviluppo on-line su altri obiettivi, ritenuti meno costosi, meno rischiosi e più affidabili.
Si viene intanto a sapere che altri dirigenti hanno già abbandonato quella che un tempo era l'indiscussa leader della musica on-line; il resto del personale – una settantina di persone, dopo i tagli all'organico già operati in precedenza - sarebbe stato incentivato a presentare dimissioni volontarie anche se un debole spiraglio alla sopravvivenza dell'impresa resterebbe aperto se da qualche parte dovesse arrivare un nuovo, sostanzioso contributo finanziario.
Per una curiosa coincidenza di eventi, la notizia della morte annunciata di Napster si sovrappone sulla stampa specializzata mondiale a quella di un accordo promozionale tra la Sony e Scour, uno dei suoi cloni più noti e di cui fino a poco tempo fa – e cioè prima della sua legalizzazione – proprio la multinazionale giapponese era stata uno dei più fieri oppositori (per gli stessi, identici motivi che hanno tarpato le ali a Fanning e ai suoi collaboratori). La divisione musicale del gruppo, Sony Music, utilizzerà la piattaforma di file sharing e la tecnologia “peer to peer” sviluppata dal sito per promuovere nuove canzoni di artisti noti o emergenti come Macy Gray, Five For Fighting, John Mayer e B2K. I brani potranno essere scaricati gratuitamente per essere ascoltati sul computer utilizzato per il download, ma solo per un mese e senza possibilità di duplicazione. Interessante notare che il “nuovo” Scour, approvato dall'industria musicale e cinematografica, ha preso forma dopo una vendita fallimentare che ha visto la società CenterSpan Communications succedere nella proprietà ai suoi fondatori. Non è improbabile, dunque, che Napster torni prima o poi in azione sotto una nuova bandiera: che difficilmente, però, potrà conservare lo stesso fascino (libertario o piratesco, a seconda dei punti di vista) di quella sventolata fino ad oggi dai suoi promotori originari.
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