Cinquanta artisti (più 7) per Gaber: 'A lui questo disco sarebbe piaciuto'

Cinquanta artisti (più 7) per Gaber: 'A lui questo disco sarebbe piaciuto'

Ci fosse bisogno di ulteriore conferma che canzoni, testi e monologhi di Giorgio Gaber sono diventati un patrimonio collettivo e condiviso della musica e della storia culturale italiana, basta scorrere l'elenco impressionante dei nomi coinvolti nel progetto "..io ci sono", il triplo Cd che esce il 13 novembre in tutti i negozi di dischi e in digital download (e anche su MusicFirst.it., la nuova piattaforma digitale lanciata dalla Artist First capitanata da Claudio Ferrante): cinquanta artisti cinquanta, a coprire tutto l'arco costituzionale da Gigi D'Alessio a Patti Smith (con testo tradotto  in inglese per 'Io come persona', dal cui testo è tratto il titolo dell'album), con quattro bonus tracks nella versione digitale e tre (tra cui "Lo shampoo" interpretata da Mina e già edita) in quella deluxe a tiratura limitata che include anche testi delle canzoni, un libro, rare fotografie e 2 Dvd realizzati con materiali rari e inediti e filmati amatoriali assemblati per la Fondazione Gaber da Andrea Pedrinelli.

Si farebbe prima, insomma, a dire chi non c'è. Per esempio "Eros Ramazzotti, che è un caro amico ma che non sentiva alcuna connessione tra la sua musica e quella di Giorgio", spiega la figlia dell'artista Dalia Gaberscik."Siamo grati a tutti, per la volontà di esserci e per la loro adesione entusiasta. Ci lavoriamo dall'estate scorsa, l'unica vera complicazione è stato ottenere tutte le liberatorie necessarie dalle case discografiche. E' stato un po' come risolvere un sudoku. Volevamo raccontare una storia coerente, rappresentare tutto il panorama della produzione: dal 1958 di "Ciao ti dirò", primo singolo registrato da mio padre e qui riproposto in duo con Adriano Celentano  (anche in video, nella deluxe, in una versione registrata dal vivo nel 2001 durante la sua ultima apparzione in scena per il programma tv "125 milioni di caz..te": così il cerchio si chiude) a 'Non insegnate ai bambini' del 2003, una sorta di testamento spirituale affidato all'interpretazione di Laura Pausini. Volevamo che questo lavoro fosse una sintesi equilibrata: in tanti amano confrontarsi con il suo primo repertorio, quello più leggero, con 'Non arrossire' e 'Torpedo blu', con 'Le strade di notte' e 'Barbera e champagne'. Noi invece volevamo che fosse adeguatamente rappresentato anche quello più difficile, serio e impegnativo, il 'teatro-canzone' delle produzioni dal 1970 in poi, dal 'Signor G' in avanti. Alla fine il quadro si è composto, con 12 pezzi dal primo periodo e 38 di quello successivo. Sono andata personalmente a bussare alla porta di ogni artista, con insistenza anche petulante. A parte Patti Smith, che ha accettato per intercessione di Rita Zappador, manager ma anche musicista classica. Sono anche felice di avere recuperato una rarità di Lucio Dalla, che canta 'Torpedo blu'. Che tutti si siano mostrati entusiasti è un segno dell'attualità della proposta artistica di mio padre. Certi testi sembrano scritti oggi, ma non so quanta parte attribuirne alle sue qualità profetiche e quanta alla staticità del nostro Paese".

La raccolta è un mix di cose diverse: "Molti brani sono ripresi dai festival Gaber che la Fondazione ha organizzato negli anni a Milano e a Viareggio. Avevamo registrato tutto per avere un archivio video, ma la qualità di certi file audio era terribile: colpa nostra, e ne approfitto per ringraziare Pino 'Pinaxa' Pischetola e Aldo Baglio del Nautilus che hanno fatto un lavoro eccezionale, una specie di restauro della Cappella Sistina che però a volte non è bastato. Per esempio non abbiamo potuto usare la meravigliosa versione di 'Non arrossire' di Renato Zero, che ha supplito con una poesia di suo pugno inclusa nel cofanetto. Claudio Baglioni ha voluto ricantare 'Le strade di notte', Luciano Ligabue e Marco Mengoni hanno fatto altrettanto col benestare di Sandro Luporini. Altre cose, come 'Le elezioni' di Ornella Vanoni, sono state realizzate appositamente per questo progetto. Abbiamo scelto il meglio dal molto che avevamo a disposizione, a Viareggio e nelle quattro manifestazioni di Milano sono stati 150 gli artisti che si sono misurati col repertorio di Gaber".

"E' un disco molto musicale, che ruota intorno alle canzoni", aggiunge il presidente della Fondazione Gaber Paolo Dal Bon. "Comprese quelle riprese dai due album realizzati con Luporini, 'La mia generazione ha perso' e 'Io non mi sento italiano', che in qualche modo avevano riposizionato Gaber sul mercato". "A papà questo disco sarebbe piaciuto", dice la Gaberscik, "lui ci teneva che le sue cose circolassero e fossero divulgate. Speriamo che questo disco arrivi anche ai giovani: Emma che canta 'La libertà', Mengoni che rifà 'Destra e sinistra' e gli Articolo 31 che riarrangiano 'Io non sono italiano' in chiave ska mi procureranno magari qualche graffio sulla macchina, ma va bene così. Le nostre ambizioni sono cresciute col tempo: un punto di svolta, credo, fu quando nel 2008 a Viareggio Jovanotti si presentò sul palco proponendo sette canzoni di Gaber e neanche un pezzo suo. In quel momento abbiamo voltato pagina". La Fondazione ne ha tratto linfa per diffondere ulteriormente il verbo, anche oltre i confini del mondo musicale: è di questi giorni la notizia dell'inaugurazione a Catanzaro della prima scuola dedicata a Gaber, mentre Sandro Luporini pubblicherà il 2 gennaio 2013 un libro dedicato a Gaber per Mondadori. Il giorno prima ricorre il decimo anniversario della morte dell'artista, che Dalia e la Fondazione vorrebbero celebrare con un'altra rassegna a lui dedicata. "Mi piacerebbe avere Gino Paoli, che di papà era amico e che mi ha promesso di venire. Ma è presto per dirlo, in questo momento di tagli alla cultura le istituzioni non sembrano in grado di darci una mano. Al Comune di Viareggio sono arrivati i commissari, a Milano il 13 ci sarà un incontro con il sindaco Pisapia e l'assessore Boeri. Speriamo anche si concretizzi il progetto di uno special sulle reti Rai. Vedremo".

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