The Observer 2012: l'intervista ad Alessandro Fiori

The Observer 2012: l'intervista ad Alessandro Fiori

Dopo settimane di piacevoli inseguimenti siamo riusciti a contattare Alessandro Fiori, protagonista delle puntate precedenti di Observer, per fare due chiacchiere telematiche con lui e parlare del suo nuovo album “Questo dolce museo”. Fiori, polistrumentista formatosi al liceo musicale Francesco Petrarca di Arezzo, cantautore e pittore, è sulla scena musicale da diversi anni. Arriva dai Mariposa dove ha militato per diversi anni, diventando un punto di riferimento per la band, e nel tempo ha collezionato numerose collaborazioni, arrivando solo oggi a pubblicare un album in solitaria. Dopo una carriera di passaggio da un collettivo ad un altro, abbiamo domandato a Fiori cosa gli manca del lavoro di gruppo e cosa invece ha guadagnato (se di guadagno si può parlare) nell’esporsi in prima persona: “Grazie per avermi fatto una prima domanda atipica, tipo una seconda domanda anticipata. Alle volte in compagnia ci si sente solissimi. Arriva così, inaspettatamente colloquiale, e siamo già in medias res; non mi sarei mai aspettato una domanda così per principiare un dialogo. Anche da soli è facile sentirsi soli, ma si è più spronati a far fronte a questo desolante aspetto della vita e della vita d’arte, che poi sono la stessa cosa. In dodici anni coi Mariposa mi sono sempre esposto in prima persona. Far cose a nome ‘Alessandro Fiori’ non vuol dire lavorare in solitario anzi è il pretesto per conoscere nuovi musicisti (per esempio i Gran Progetto o Maniscalco e De Gennaro che hanno suonato nel disco) e nuovi insospettabili spettatori che hanno deciso di sposare con curiosità, coraggio e – mi permetto di dire – una certa lungimiranza le mie cose. Spero che medias res si scriva medias res”.




Prima dell’uscita di “Questo dolce museo” Fiori ha pubblicato un Ep dallo stesso titolo: com’è nato l’album? “Immaginatevi una pancia che in 9 mesi diventa man mano sempre più grande e rotonda. A un certo punto della notte decidi che è il momento di montare sulla Clio e di andare all’ospedale di Piacenza. Così ti trovi da solo ad aspettare qualcosa nel silenzioso corridoio della maternità fino a quando compare l’ostetrica che ti consegna due fagotti freschi di stampa: la tua prima figlia e il tuo ultimo disco”, ci racconta l’artista, “Non ho un metodo per comporre i brani. M’interessa avere a fuoco il tipo di comunicazione, il percorso… La canzone può nascere da un disegno, da un furto… Generalizzando direi comunque che mi è più ‘comodo’ partire dal testo. Solo nel disco ‘Semmai Semiplay’ dei Mariposa ho fatto il contrario mettendo i testi tutti alla fine dopo aver lavorato solo sulle musiche. Il risultato è stato soddisfacente ma ho faticato un po’”.
Tra i brani presenti nel disco compare la bellissima “Giornata d’inverno”, un brano semplice e spiazzante al tempo stesso: “Questo pezzo l’ho scritto per mio padre. Quando è diventato nonno a causa mia mi ha regalato una collana con un timone di metallo per pendaglio. L’ho trovato un bel pensiero (anche se avrei preferito un biglietto aereo per il Giappone) e l’ho voluto ringraziare con ‘Giornata d’inverno’”.

Le influenze musicali di Fiori sono molto diverse tra loro, partono dall’heavy metal fino ad arrivare a Nick Drake: “Le influenze ormai storicizzate sono di varia natura dai Metallica, Bathory e Slayer al cantautorato italiano (Dalla, Paoli, Conte…) e tanta musica classica dal ‘500 al ‘900 (Monteverdi, Bartok, Reich…). Negli ultimi anni ho ampliato la mia ‘formazione’ ascoltando la musica dei miei colleghi (Parente, Benvegnù, Addamanera… giusto per continuare nel gioco della citazione a tripletta) e di alcune giovani band anglosassoni d’estrazione elettropop. Questa panoramica, per quanto approssimativa, può far fede, aggiungendo magari come del pepe alla fine, un po’ di Nick Drake, Wyatt e Squallor. Della scena attuale italiana ne penso un gran bene. Sono contento che Colapesce abbia vinto il premio Tenco”.

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