Bob Weir (ex Grateful Dead) presto in Italia con i Ratdog

Bob Weir, chitarrista ritmico e membro fondatore della leggendaria rock band psichedelica americana, sarà in Italia il prossimo mese di luglio con il suo nuovo gruppo, i Ratdog, per una serie di esibizioni in alcuni festival estivi (tra cui probabilmente il Pistoia Blues Festival e forse Umbria Jazz): lo ha confermato lui stesso a Rockol nel corso di un’intervista esclusiva che ci ha concesso in occasione della sua partecipazione al Jazz & Heritage Festival di New Orleans, la cui 33ma edizione ha chiuso i battenti il 5 maggio scorso.
Nel corso della chiacchierata, il 54enne musicista californiano, molto disponibile e in ottima forma, si è soffermato con abbondanza di particolari sul passato, il presente e il futuro della sua carriera musicale. “Tutti considerano i Grateful Dead una rock band, ma io sono convinto che in futuro verremo ricordati come un gruppo jazz”, ci ha detto. “Le metriche e i moduli che applicavamo alla nostra musica erano di derivazione jazzistica, e ancora oggi Miles Davis e John Coltrane sono i miei eroi musicali. Le nostre erano canzoni rock, ma nascevano per essere modificate ed espanse di volta in volta per tramite dell’improvvisazione live. E’ stato questo il segreto della nostra longevità musicale: mantenere inalterati l’interesse e la curiosità per la musica con la sperimentazione e l’evoluzione, cambiando sera dopo sera”. La morte di Jerry Garcia è stata uno shock? “Ognuno di noi ha reagito diversamente. Io non sono una persona sentimentale: quando una persona muore, riesco ad accettarlo serenamente”.
Messi in soffitta i dissapori con il bassista Phil Lesh (“ho letto tante malignità, a proposito di quanto sarebbe successo tra noi quando si è trattato di decidere dei destini delle chitarre di Jerry: io ho sempre sostenuto che non permettere che finissero in mano a speculatori privati fosse il modo migliore di rispettare le sue ultime volontà”), i membri storici della band (compresi i percussionisti Bill Kreutzmann e Mickey Hart) torneranno nuovamente a suonare insieme, con alcune esibizioni già programmate sotto il nome di The Other Ones. Ma di ricostituire, prima o poi, i Dead o qualcosa di simile proprio non se ne parla, aggiunge subito Weir. “Oggi ognuno di noi è abituato a fare il bandleader. Interrompere giocoforza l’avventura dei Dead è stato come diventare maggiorenni: vai a vivere per conto tuo, ti fa piacere tornare ogni tanto a qualche riunione di famiglia, ma dentro di te sai di essere cambiato e che nulla è più come prima”.
Nel futuro di Weir ci sono dunque soprattutto i Ratdog. “Cominceremo tra poco a lavorare ad un nuovo album, suonare con loro mi ha aperto nuove prospettive. E pazienza se i vecchi fan non vogliono capire e si scandalizzano se sul palco con noi sale ogni tanto anche un dj (il newyorkese DJ Logic). Dei Dead ho molti bei ricordi, a partire dal Festival Express del 1970 con Janis Joplin e la Band ai concerti davanti alle Piramidi in Egitto. Ma se dovessi pensare di dover sempre suonare la stessa canzone per soddisfare i desideri di qualche ascoltatore nostalgico, smetterei oggi stesso di fare musica”.
Il resoconto completo dell’intervista con Bob Weir verrà pubblicato prossimamente da Rockol.
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