Piero La Falce: ‘guadagnare di meno per vendere di più’. Prime reazioni.

Piero La Falce, presidente e amministratore delegato di Universal Music, ha presentato un suo progetto “per portare nuovi acquirenti e riportare vecchi acquirenti” nei negozi di dischi.

Si tratta, ha spiegato, di “tentare di frenare la caduta delle vendite in atto, che rischia di arrecare gravi danni al sistema”, in attesa che “attraverso le nuove tecnologie avvenga il grande rilancio della musica registrata”. Dopo una prolusione nel corso della quale ha riassunto alcune delle cause della crisi del disco – che corrisponde, secondo La Falce, a un “boom della musica” (“l’interesse è in forte crescita, sia per quanto riguarda i concerti dal vivo sia per la presenza della musica nelle radio e in televisione”) – il Presidente ha annunciato l’intenzione di chiedere a tutti coloro che contribuiscono alla produzione, alla realizzazione e alla promozione dei dischi – fabbriche, studi di registrazione, artisti e produttori, media, titolari di royalties - di limare il proprio margine di profitto, in maniera da consentire al Cd di essere venduto a un prezzo inferiore all’attuale. .


A illustrazione di questo progetto, è stato distribuito un grafico nel quale il prezzo del Cd (costo medio basato su dischi Top Price di artisti nazionali ed internazionali del repertorio Universal, distribuite e licenziate) è così suddiviso: stampaggio 8%, SIAE 10.5%, distribuzione 7.5%, costi di registrazione 8%, costi di marketing 15%, royalties 28%, quota per la discografia 23%.
La Falce ha auspicato che questa iniziativa – nel rispetto delle norme dell’Antitrust – venga messa in atto in accordo fra tutte le industrie discografiche, pur precisando di parlare al momento solo nella propria veste di presidente e amministratore delegato di Universal Music, e non in rappresentanza della FIMI (di cui pure è vicepresidente). E intanto ha annunciato che Universal sta per mettere in commercio linee di prodotto a prezzo contenuto o ridotto: Cd a 15 euro (il nuovo album di Tricarico), Cd a 10 euro (l’album di debutto di Bugo), Cd a 5 euro (titoli di catalogo italiano e internazionale: Abba, Bee Gees, Gloria Gaynor, Antonello Venditti).
L’esternazione di La Falce ha già suscitato le prime reazioni, delle quali riferisce l’ANSA: la SIAE “ si dice "pronta fin da ora ad ascoltare la proposta”, pur precisando che "i diritti d'autore (spettanti agli autori della musica e dei testi) amministrati dalla Siae non sono, in media, il 10,5% del prezzo di un CD al consumo, bensì il 5%. Inoltre l'incidenza di tale percentuale sul prezzo del Cd, non è fissata dalla Siae, ma, in sede internazionale, è stabilita dai rappresentanti dei discografici e delle Società d'Autori ed è perciò uguale in tutta Europa".

Antonello Venditti, coinvolto con “Sotto il segno dei pesci” nella linea “5 euro” annunciata dalla Universal, sembra poco convinto: "L'unica vera rivoluzione è abbassare l'Iva sui dischi. Tutti i governi, di tutti i colori politici, l'hanno promesso ma nessuno l'ha mai fatto. Contrastare la pirateria veramente, convincere i giovani che comprare dischi pirata è fare evasione fiscale e alimentare un vero e proprio racket sono le cose da fare. Altro che rimettere sul mercato vecchi dischi a pochi soldi: questo tipo di operazione è una politica sbagliata. Che senso ha vendere nei negozi di dischi vecchi successi da un milione di copie, come 'Sotto il segno dei pesci', a 5 euro? Non mi sembra affatto risolutivo. Vendere un Cd a pochi soldi è svilire l’artista. Il contenimento dei costi mi trova d'accordo, ma a tutto c'è un limite: così si svende la musica”.
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