Giovanni Allevi: 'Con 'Sunrise' esco dal buio e torno alla luce'

Giovanni Allevi: 'Con 'Sunrise' esco dal buio e torno alla luce'

L'illuminazione è arrivata improvvisa durante un viaggio aereo verso il Giappone, al risveglio da un sogno. "Poche battute di quello che è poi diventato il secondo tema del primo movimento de 'La danza della strega', una melodia struggente per violino e orchestra da cui è scaturito tutto il resto del concerto". Giovanni Allevi ha rimediato così a una impasse creativa durata due anni, scrivendo, registrando e dando alle stampe "Sunrise" che esce oggi nei negozi (in audio HD, e anche in versione deluxe con un dvd che documenta il "making of" dell'album).

"Per via delle tante critiche ricevute dal mondo accademico", confessa, "ero diventato io stesso il giudice più implacabile di tutto ciò che tentavo di comporre, soprattutto in ambito sinfonico. La sindrome del foglio bianco è durata a lungo, ma dopo quel sogno ho cominciato a pensare che l'anima umana contiene in sé gli strumenti per superare i propri blocchi. Ho ricominciato a scrivere musica con gioia ed entusiasmo, e ho avuto la sensazione di avere definitivamente superato quel difficile momento. Mi sono sentito rinato, ed è anche per questo che l'album si intitola 'Sunrise' ".

Un'opera ambiziosa di "classica contemporanea", articolata in due capitoli: una "Fantasia concertante" per pianoforte e orchestra e un concerto in Fa minore per violino e orchestra che affida il ruolo solista a Mariusz Patyra, trentacinquenne e virtuoso violinista polacco vincitore nel 2001 del primo premio al Concorso Internazionale Niccolò Paganini di Genova. "Una volta terminata la composizione del concerto", racconta Allevi, "mi sono posto la domanda: chi lo suonerà? E' un interrogativo che in passato si sono dovuti porre anche grandi maestri come Beethoven e Tchaicovsky: storicamente i grandi vecchi, i violinisti affermati e famosi, snobbano i giovani che propongono un'opera nuova ancora non entrata nel repertorio. Per un anno ho ascoltato in concerto tutti i più grandi giovani violinisti della scena internazionale. Ho parlato con loro, li ho guardati negli occhi: Mariusz mi ha convinto subito perché ha un grandissimo cuore, una tecnica straordinaria e ha amato follemente la mia musica. Si sente da come la interpreta". Difficile scrivere per uno strumento diverso da quello abituale? "Ho sempre un po' di pudore nel parlare dei miei titoli accademici, ma sono diplomato in composizione e dopo dieci anni di studio durissimo impari ad avere dimestichezza con il linguaggio degli archi. Credo di padroneggiare la tecnica della scrittura violinistica, ma la difficoltà è stata un'altra: la musica è piombata nella mia testa con una tale velocità e una tale energia che ho fatto fatica a starle dietro. La musica è un'entità a se stante davanti alla quale non ho scelta. E' inutile provare a cambiarla o a dirigerla, impedirle di esprimersi come lei vuole".

La prima parte del programma, invece, vede Allevi impegnato al fido pianoforte. "Compositivamente è come esplorare due mondi diversi, strade differenti tra loro a partire dal timbro. Ho sempre percepito il violino come uno strumento più vicino all'inconscio umano e ai suoi labirinti, mentre il pianoforte mi suggerisce l'idea di una tensione verso l'infinito e verso una purezza di cui sento la mancanza e a cui aspiro. Con tutta l'umiltà possibile, mi piace descrivere 'Sunrise' come la mia 'Divina commedia': un passaggio dal buio dell'inconscio verso una luce da inseguire". La sua speranza, dice, è di avere creato un'opera che possa infondere coraggio e speranza a chi ascolta. "E' quel che personalmente chiedo alla musica: che mi porti via dalla quotidianità. Tutti i grandi compositori hanno scavalcato i secoli perché sono riusciti ad infondere all'interno delle forme classiche il soffio della vita. Ascoltandoli ci si sente trasportati verso un'altra dimensione, ma anche parte dell'umanità. E' come contemplare il mondo con l'incanto di un bambino, recuperando l'ingenuo stupore dell'infanzia".

Così, in "Sunrise", sono espliciti i rimandi a Bach, Beethoven, Puccini. Ma anche uno studio sul ritmo che evoca paesaggi sonori molto più moderni. "La potenza ritmica, credo, è uno dei tratti distintivi della contemporaneità. E questa è una conquista del rock, casse e amplificatori sono entrati nell'immaginario collettivo e oggi evocano una sensibilità metropolitana. Perché, mi sono detto, non trasportarla all'interno delle forme e delle timbriche della classicità? E' quello l'obiettivo della mia ricerca. Non so se sia un buco nell'acqua, non so se riuscirò a portarla a termine ma la perseguo con grande entusiasmo. Il movimento che ho chiamato 'Mandela' in omaggio a un personaggio che per me simboleggia la ribellione non violenta, è costruito sulla poliritmia africana, affidata a diverse sezioni dell'orchestra anziché agli strumenti a percussione. E' un brano molto difficile da eseguire, e ne approfitto per fare i complimenti all'Orchestra del Teatro  Carlo Felice di Genova che se l'è cavata egregiamente". La stessa orchestra accompagnerà Allevi e Patyra anche in tour, a partire dalla première genovese del 14 novembre, prima delle date a Firenze (il 15 al Teatro Verdi), Bologna (il 18 al Teatro Auditorium Manzoni), Milano (il 19 agli Arcimboldi) e Roma (il 28 novembre all'Auditorium Conciliazione). "E' stato un mio desiderio da subito, nonostante il grande sforzo organizzativo e anche economico che questo progetto implica. Volevo che ad eseguire 'Sunrise' fosse la stessa orchestra che lo ha registrato su disco perché quei musicisti possano ricevere l'applauso che il pubblico, spero, vorrà regalarci. Se lo meritano, per l'impegno e la passione che hanno messo nell'esecuzione".

Allevi li ringrazia, come ringrazia i suoi fan nelle note di copertina dell'album che includono anche una dedica al suo "grande accusatore", Uto Ughi (non nominato esplicitamente). La polemica, dunque, non è ancora sopita? "Vorrei che lo fosse, e vorrei che si percepisse la dolcezza con cui mi rivolgo a lui. Un acerrimo nemico, un avversario che mi ha fatto soffrire ma che stimo perché è un musicista di grande valore. Da parte mia non c'è astio né risentimento, il mio intento sarebbe di ricucire lo strappo, non di allargarlo. E' andata così, e questo concerto per violino e orchestra probabilmente non sarebbe nato se non fossi passato attraverso quel momento di buio. Oggi mi sento molto più tranquillo". Anche di fronte a quei video posticci di YouTube che lo vorrebbero alle prese con i tormentoni della musica usa e getta, "Gangnam style" e "Il pulcino Pio" ("Forse l'intento nei miei confronti non era amichevole, ma li trovo divertenti. E il pianista che mi ha doppiato è stato bravo"). "Se dovessi trovarmi di nuovo davanti alla pagina bianca, ora so che non bisogna avere fretta", riflette. "E se arriveranno altre critiche le accetterò con serenità. Non è atteggiamento di sfida, il mio, ma credo di essere uscito maturato e fortificato da certe esperienze. Chiedo soltanto di essere rispettato come individuo".

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