Musica in download, entra in scena Clear Channel

Le “start up” che vendono musica attraverso Internet dovranno fare i conti, d'ora in poi, con la onnipresente holding texana, leader di mercato nell'organizzazione di concerti come nella radiofonia via etere e on-line. E saranno proprio cinque emittenti dell'imponente network controllato da Clear Channel (oltre 1.300 stazioni radiofoniche in USA) a fare da piattaforma di lancio per MusicNow, il nuovo servizio di downloading a pagamento che la società indipendente FullAudio ha inaugurato mercoledì (17 aprile).

La piattaforma FullAudio consente di scaricare sul pc 50 canzoni al prezzo di 7,49 dollari (8 € e mezzo) o, in alternativa, 100 brani per 14,99 dollari (17 €): ma, a differenza dei concorrenti Pressplay (finanziato dalle major Sony Music e Universal) e Rhapsody (gestito dalla Web company indipendente Listen.com) non permette in alcun caso di copiare i file prelevati dalla rete su CD vergine o nella memoria di lettori portatili MP3, impedendo così l'ascolto fuori casa e in movimento del “pacchetto” musicale acquistato.
Clear Channel inizierà a distribuire il programma attraverso cinque Web radio localizzate a Phoenix, Arizona, prima di estendere l'offerta a una trentina di emittenti on-line ubicate in città come Chicago, Los Angeles, Houston e Salt Lake City. La sfida, fanno notare alcuni esperti del settore, consiste nel verificare la fedeltà del pubblico delle radio on-line e la sua disponibilità a pagare per un servizio, la diffusione di musica in rete, che fino a quel momento ha ricevuto gratuitamente.
Come i servizi gestiti direttamente dall'industria musicale, MusicNet e Pressplay, FullAudio ha il problema di un catalogo ancora limitato, e alimentato da tre soltanto delle cinque case discografiche principali (solo Listen.com/Rhapsody ha già accesso al repertorio di quattro major). “Sarà interessante vedere come il pubblico di Clear Channel reagirà a questa iniziativa”, ha commentato P.J. McNealy, direttore del reparto ricerche della GartnerG2, “anche perché fino ad oggi non si può proprio dire che i consumatori siano scesi in strada agitando le loro carte di credito per procurarsi questo genere di servizi”.
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