Berman (IFPI): 'Un uragano si è abbattuto sul mercato discografico'

Con queste parole il presidente dell'associazione mondiale dei discografici, Jay Berman, ha descritto gli effetti combinati prodotti sul mercato musicale dalla recessione economica internazionale, dalla crescita della pirateria organizzata e dal boom della masterizzazione casalinga di CD. Le cifre dell'IFPI, diffuse oggi (16 aprile) alla stampa, non lasciano del resto spazio a molte altre interpretazioni: nonostante la crescita di alcuni mercati potenzialmente enormi e ancora sottosviluppati come Cina, India e Russia, le vendite legali di prodotti discografici, nel corso del 2001, sono calate del 6,5 % in unità e del 5 % a valore, riducendo il giro d'affari complessivo a 33,7 miliardi di dollari USA.

La flessione, come già avevano anticipato i dati parziali relativi ad alcuni mercati nazionali, è generalizzata e colpisce tutti i supporti: album (- 5 %), singoli (-16 %) e cassette (ancora molto diffuse nei mercati più poveri e arretrati, ma comunque in calo del 10 %). Con l'eccezione di Francia (+ 12 %) e Gran Bretagna (+ 5 %; i due paesi si sono salvati grazie alle eccellenti performance messe a segno con il repertorio prodotto localmente), il 2001 si è trasformato in una Caporetto senza frontiere per l'industria discografica mondiale: - 4,5 % in USA, - 9,6 % in Canada, -9,2 % in Germania, - 9,4 % in Giappone, - 8,6 % in Italia, per non parlare dei paesi asiatici e dell'America latina, squassati da problemi ben più gravi della crisi del disco.
Con la pirateria sempre presente (soprattutto in Sud America e in Europa orientale), è la masterizzazione di massa a preoccupare, in prospettiva futura, i discografici dei paesi industrializzati e informatizzati: da una ricerca condotta recentemente in Germania risulta che il 18 % degli acquirenti tedeschi copia musica con i masterizzatori acquistando di conseguenza meno dischi originali; contemporaneamente, negli USA, quasi il 70 % di coloro che scaricano musica da Internet la duplica su CD vergini.
L'industria, ha sottolineato Berman, sta cercando di recuperare competitività spingendo sulla produzione locale (cresciuta a dismisura, secondo alcune stime, nel giro di dieci anni: dall'1 al 68 % delle vendite totali!) e sviluppando nuovi “business model” che cercano di cavalcare l'onda dell'evoluzione tecnologica e la possibilità di ascoltare e scaricare musica in formato compresso da Internet. Ma ci vorranno almeno cinque anni, fanno osservare alcuni esperti di mercato, prima che piattaforme di distribuzione digitale come MusicNet e Pressplay si trasformino in imprese capaci di produrre un profitto. E, sul fronte della tutela dei diritti d'autore e della musica on-line, la battaglia tecnologica e d'opinione sostenuta dall'industria è tutt'altro che vinta: per una serie di vicende che riguardano i prezzi dei dischi, le controversie con gli artisti, l'introduzione sul mercato di CD anticopia che bloccano la libera fruizione della musica riprodotta, l'industria non gode oggi di una buona immagine presso i consumatori, e ogni passo falso rischia di essere pagato a caro prezzo.
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