NEWS   |   Industria / 17/04/2002

Un'indagine Nielsen conferma: sempre più anziani gli acquirenti di dischi

Un'indagine Nielsen conferma: sempre più anziani gli acquirenti di dischi
Aveva visto giusto chi, analizzando l'andamento delle classifiche di vendita in questi ultimi mesi, aveva decretato il tramonto (discografico) della musica per adolescenti e l'ascesa al “potere” del pubblico adulto, pronto a metter mano al portafogli per comprare gli album di Mina e Celentano, dei Pink Floyd e di Celine Dion, snobbando Britney Spears, gli 'N Sync e gli altri idoli del teen pop internazionale.
Fino a ieri si trattava di un'osservazione dettata dal buon senso comune, ma oggi è un'indagine condotta dalla Nielsen Ac per conto della principale associazione di categoria, la FIMI, a darle un imprimatur ufficiale: i quarantenni (e oltre) sono la new wave del mercato musicale italiano, se è vero che – come sostiene la ricerca Nielsen – oltre un quinto degli acquirenti di dischi oggi supera abbondantemente gli “anta”, una percentuale come si vede tutt'altro che trascurabile e che oltrepassa di oltre il 7 % quella calcolata cinque anni addietro.
Nell'arco di tempo preso in considerazione dalla Nielsen (1997-2002), anche i giovani adulti tra i 25 e i 34 anni hanno accresciuto leggermente il loro peso sul mercato (oggi rappresentano il 30,5 % degli acquirenti), mentre teen agers e ventenni retrocedono di oltre il 6 % (almeno sul mercato ufficiale, perché se si prendessero in considerazione CD masterizzati e copie private il discorso verrebbe sicuramente capovolto): stando ai risultati dell'indagine, neppure il 30 % dei consumatori abituali di dischi ha oggi meno di 25 anni.
“Abituali”, in realtà, è un eufemismo, perché dalle interviste effettuate dalla Nielsen risulta che solo il 32 % degli italiani ha acquistato almeno un CD nel corso del 200. Meno del 9 % della popolazione “attiva” (sopra i 14 anni di età) entra più di una volta all'anno in un negozio per comprarne uno (ed è un dato che colpisce, se si pensa alla folla variegata e d'ogni età che affolla i megastore inglesi, francesi e tedeschi), mentre la frequenza media di acquisto non va oltre la miseria di un disco ogni due mesi.
Ma la ricerca Nielsen (condotta calcolando come base un “universo” di 38 milioni di italiani dai 14 anni in su) offre numerosi altri dettagli curiosi e interessanti sull'evoluzione dei consumi musicali in Italia: si viene così a scoprire (e non era affatto scontato) che il pubblico femminile cresce a scapito di quello maschile (48,6 e 51,4 % rispettivamente) e che il mercato è tuttora condizionato dallo scarso grado di istruzione della popolazione (sono più i compratori in possesso di licenza media inferiore, 45,4 %, dei diplomati e laureati), mentre sono sempre gli studenti (25,4 %) a rappresentare il gruppo d'acquisto più numeroso davanti ad operai (19,4 %) e lavoratori dipendenti (19,1 %).
E la pirateria? Ce ne fosse bisogno, l'indagine conferma implicitamente la sua presenza immanente: soprattutto al Sud, i giovanissimi comprano sempre più dischi sulle bancarelle (9,8 % degli acquisti; erano il 4 % cinque anni fa), mentre diminuisce il peso dei negozi specializzati (38,8 %, il 9 % in meno che nel 1997). La popolazione meno giovane, da sempre refrattaria ad avventurarsi negli empori musicali, privilegia sempre più gli ipermercati e i grandi magazzini (23,2 %) mentre i grandi megastores come Virgin, Fnac, Ricordi e Messaggerie Musicali continuano ad essere la meta dei giovani consumatori residenti nelle grandi aree urbane (14,3 % del consumo globale). Scarsi, scarsissimi, gli acquisti effettuati per tramite di siti Internet, italiani e stranieri: sono appena lo 0,2 % del totale, forse anche per la ritrosia dei consumatori italiani a diffondere in rete dati sensibili. Ma non è questo, purtroppo, l'unico indizio di un mercato invecchiato e a corto di fiato ad emergere dall'indagine Nielsen.