“Questo terzo disco per noi rappresenta un grosso salto, e abbiamo cercato di trarre profitto dalla maggiore attenzione di cui godiamo rispetto a quando eravamo un’oscura band fiamminga che tentava di farsi conoscere. Ad esempio, all’inizio eravamo un po’ in ansia al pensiero di lavorare con Gil Norton, perché prima ci eravamo affidati a un produttore più casereccio, di Bruxelles. Non volevamo sentirci come quei gruppi che più che collaborare col loro produttore sembrano instaurare un conflitto di personalità, o subirne l’ego. Noi abbiamo detto a Gil: ‘Non farti problema: sei libero di dirci quello che vuoi’. Non avevamo paura che la nostra musica fosse snaturata o violata. Del resto, perché avrebbe dovuto? Le nostre canzoni finora sono piaciute, e quindi il suo compito era quello di affinare il nostro lavoro”.
Perché cantate in inglese?
“La lingua fiamminga è assai poco musicale, a differenza di quella italiana e quella inglese. Il fatto di venire dal Belgio incuriosisce molti: non c’è una tradizione rock nel nostro paese. Forse nel nostro piccolo stiamo scrivendo una pagina di storia del pop...”