Succede anche in USA: il 'CD burning' uccide i negozi indipendenti

Le vendite di dischi precipitano e i piccoli negozi indipendenti annaspano: non solo in Italia, ma anche negli USA. Mentre grosse catene specializzate come Tower Records si salvano dalla bancarotta per il rotto della cuffia, i piccoli commercianti di dischi ancora in attività – poco più di un migliaio in tutti gli Stati Uniti – confermano che il 2001 è stato il loro anno peggiore di sempre e si vedono costretti, in qualche caso, a chiudere bottega. L’agenzia Reuters, che al fenomeno ha dedicato in questi giorni un ampio servizio, riferisce che stando ai dati raccolti dalla loro associazione di categoria il crollo di fatturato, per i rivenditori indipendenti, è stato lo scorso anno quasi quattro volte superiore a quello registrato a livello generale dall’industria: - 11 %, contro il - 3 % annunciato dalla RIAA, l’organizzazione delle case discografiche; e il trend negativo è proseguito più o meno sugli stessi livelli nei primi tre mesi di quest’anno.
A togliere ossigeno ai piccoli empori musicali, fino a pochi anni fa frequentatissimi dagli studenti dei campus universitari americani, è stata naturalmente la diffusione a macchia d’olio del downloading da Internet e della copia selvaggia su CD-R: come e più che in ogni altra parte del mondo, i giovani consumatori americani a corto di soldi hanno preso ad organizzarsi formando “gruppi di acquisto” che, preso possesso di un disco nei negozi, lo duplicano in serie distribuendolo a una cerchia di amici e conoscenti. Una conferma esplicita arriva da un’indagine commissionata dalla stessa RIAA, secondo cui tra gli inizi del 1997 e i primi mesi del 2000 le vendite di prodotti musicali sono cresciute del 18 % a livello nazionale, ma sono contemporaneamente calate del 13 % nei negozi ubicati presso le maggiori università del paese.
La situazione, che sta obbligando parecchi negozi a convertirsi gradualmente ad altri prodotti merceologici (magliette, merchandising ed altro) preoccupa non poco le stesse case discografiche, che proprio sul “passaparola” innescato dai negozi indipendenti hanno costruito i primi passi del successo di artisti come Ryan Adams, Lucinda Williams e David Gray in Nord America: un lavoro sul campo (e nei campus) che, ha sottolineato il direttore della distribuzione di Universal Jim Urie, che neppure le grandi catene specializzate sono in grado di sostituire.
In Italia, stando ai dati raccolti dalla Confesercenti, il numero dei punti vendita discografici si è ridotto del 5 % nel corso del 2001 (sono meno di 1.000 quelli specializzati). “E il crollo nel giro d’affari – aggiunge Arnaldo Albini Colombo, presidente dell’associazione di categoria Vendomusica – è stato quasi il doppio di quello patito dall’industria, che si sostiene con le assegnazioni e le azioni promozionali”.
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