Festival estivi, inchiesta Rockol: quanto è lontana l'Italia dall'Europa? (2)

"Il Jammin' Festival e lo Sziget sono due mondi diversi", spiega Mauro Valenti, storico patròn di Arezzo Wave che di festival - in Europa e nel mondo - ne ha visti tanti. Non per il cartellone o per le modalità di organizzazione, ma per il primo aspetto che andrebbe considerato, nell'imbastire una manifestazione musicale: la location. "Un festival organizzato in uno spazio verde enorme, su un'isola in mezzo al Danubio, nel pieno centro di una grande capitale europea ha appeal anche dal punto di vista turistico: la stessa cosa non si può dire di un parcheggio alla periferia di Milano", racconta: "Il problema è che in Italia manca una valutazione di merito da parte degli interlocutori istituzionali. Noi, come Arezzo Wave, ogni anno siamo presenti in tutte le regioni d'Italia con le selezioni per le band emergenti: muoviamo pubblico e facciamo lavorare i locali, ma le amministrazioni comunali non ci hanno mai offerto nemmeno una pizza, quindi figuratevi chiedere un patrocinio. Nel 2007 siamo andati via da Arezzo proprio per dissidi con l'amministrazione di allora per spostarci a Firenze: gli sponsor interessati dimostrarono entusiasmo nel sapere che un grande festival si potesse tenere nei pressi di una città d'arte. La combinazione tra musica, arte, turismo e enogastronomia sembrava imbattibile, e i responsabili della Tuborg, il main sponsor, ci accompagnarono in Comune. Finì in nulla. Anzi, ci toccò spendere dei soldi per rendere vivibile l'area che andammo ad occupare, quella di Osmannoro Sud, a Sesto Fiorentino, ".

Eppure la situazione non è così tetra ovunque. "Da noi, finalmente, hanno capito che la musica porta soldi per tutti", ci dice Loris Tramontin, numero uno di Azalea, società di live promoting friulana che da qualche anno a questa parte ha ridotto il proprio raggio d'azione alla sola Venezia Giulia per - paradossolamente - ampliare il proprio volume d'affari: "In giro per l'Italia i cittadini protestano, se gli organizzano un festival vicino a casa. Da noi succede il contrario: se non li facciamo, i concerti, si lamentano". E in Friuli, negli ultimi anni, ha surclassato qualsiasi altra area geografica nella Penisola per frequenza e numero di live show: grandi concerti - Madonna, Coldplay, Bruce Springsteen, solo per citarne alcuni - e addirittura una manciata di "date uniche", come quella che ha visto la scorsa primavera i Metallica portare il proprio "Black album tour" allo stadio Friuli di Udine.

"Godiamo di una posizione strategica", ammette Tramontin: "Riusciamo a richiamare pubblico dall'Austria, dalla Slovenia, dalla Croazia e dalla Serbia. E contando che il pubblico dell'ex Jugoslavia apprezza molto di più le rassegne rock che non quelle pop, la nostra condizione è ancora più favorita". A fare la differenza rimane comunque la capacità locale di fare sistema: "Abbiamo ottimi rapporti con le istituzioni, dalla polizia locale all'amministrazione regionale, che da qualche tempo ha avviato il programma Music & Live, che prevede l'assegnazione gratuita di un biglietto a chi prenoti pernottamenti nelle strutture alberghiere del territorio. Perché siamo una regione piccola e l'indotto della musica è enorme: contando poi che - essendo il nostro statuto speciale - l'IVA riscossa viene versata nelle casse regionali, il vantaggio è doppio".

"La location è fondamentale", ce lo ribadisce anche l'assessore regionale - in quota Lega Nord - a attività produttive e turismo friulano Federica Seganti: "Anni fa abbiamo iniziato a promuovere l'incoming di spettacoli musicali nel nostro territorio, e adesso dialoghiamo direttamente coi promoter nazionali e non per trovare soluzioni sempre più soddisfacenti. Ai Radiohead abbiamo presentato un ventaglio di opzioni: alla fine è stata Villa Manin ad avere la meglio. Stessa cosa successe con Ligabue, per la tappa locale del tour (lo scorso 7 luglio, ndr) di 'Sotto bombardamento': per la prima volta abbiamo scelto - d'accordo con il management dell'artista - di ospitare una manifestazione di grandi proporzioni in un parco naturale, a Cividale del Friuli, offrendo al pubblico la possibilità di campeggiare in aree attrezzate".

Sulla carta tutto liscio, ma se le proporzioni delle manifestazioni dovessero crescere? "Il Friuli può contare su grandi spazi", continua la Seganti, "E' una regione sì inurbata, ma con discontinuità. Con Ligabue abbiamo avuto qualche problema di deflusso, ma allo studio abbiamo già soluzioni per evitare inconvenienti del genere. Perché l'area di Cividale potrebbe tornare ad ospitare show del genere".

Il fascino della location, a quanto pare, conta più della centralità o della vicinanza a grandi città. "Il festival Exit, organizzato nella fortezza di Novi Sad, sperduto nella Serbia più profonda, ogni anno richiama centinaia di migliaia di persone", assicura Valenti. E anche Tramontin è d'accordo: "A Villa Manin (a venti chilometri da Udine, ndr), con lo spettacolo giusto, è quasi impossibile non fare sold out". Vivo Concerti, che ha fatto debuttare quest'anno l'A Perfect Day Festival al Castello Scaligero di Villafranca di Verona, ha staccato 30.000 biglietti (a prezzi di poco inferiori a quelli del Jammin': tra i 36 e i 40 euro il biglietto singolo, tra i 70 e i 100 euro gli abbonamenti - a cavallo tra gli scorsi agosto e settembre per una tre giorni che ha avuto per headliner Killers, Mogwai, Franz Ferdinand e Sigur Ros. "Una location bella offre molti stimoli in più per andare ad un festival, oltre a quelli squisitamente musicali", conclude Tramontin: "La gente non ha paura di fare chilometri se - oltre che a vedere bei concerti - ha l'opportunità di visitare mostre e mangiare bene. Per questo mi domando che stimolo possa essere, anche se a portata di metrò, dell'erba finta srotolata su una distesa d'asfalto".


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