Pirateria, l’Italia rimane nella lista degli osservati speciali

L’Italia resta nella “priority watch list”, l’elenco degli osservati speciali compilato dalla Intellectual Property Alliance, un gruppo di pressione di base negli Stati Uniti che tiene sotto controllo le violazioni dei copyright americani nel mondo.
Secondo la potente lobby americana, le cui segnalazioni e raccomandazioni sono tenute in gran conto dal dipartimento federale per il commercio con l’estero, il Belpaese resta una delle aree a rischio per i detentori di diritti d’autore statunitensi.
Secondo i suoi calcoli, i pirati discografici italiani avrebbero sottratto nel solo ‘97 la bella cifra di 60 milioni di dollari alle case discografiche americane, mentre ammonterebbero a 20 milioni di dollari i danni provocati nello stesso periodo dalla pirateria libraria. Peggio ancora sarebbe andata all’industria cinematografica (220 milioni di dollari sottratti dai falsari) e ai produttori di software professionale (216,4 milioni di dollari perduti a causa dei pirati) e d’intrattenimento (61,8 milioni di dollari).
In totale, le violazioni dei diritti d’autore in Italia sarebbero costate all’industria americana 578,2 milioni di dollari.
Quanto basta, appunto, a inserire il nostro paese nella lista nera accanto a paesi come Argentina, Australia, Colombia, Indonesia, Israele, Giordania, Kuwait, Messico, Perù, Singapore e Federazione Russa, l’unica a sottrarre all’industria americana un fatturato maggiore di quello “scippato” dai pirati italiani.
I pericoli numero uno segnalati dalla IIPA restano comunque Cina e Honduras, e soprattutto la triade formata da Bulgaria, Grecia e Paraguay, per cui la lobby americana ha proposto l’assoggettamento alla clausola della legge federale americana sul commercio internazionale nota come Sezione 301.
I governi dei paesi in questione, considerato lo stato d’emergenza e constatata la gravità delle violazioni compiute nel loro territorio, vengono “invitati” a porre velocemente rimedio alla situazione: se nell’arco dei nove mesi successivi non dimostrano di avere adottato provvedimenti efficaci, il governo americano può decidere di reagire applicando a sua volta sanzioni e ritorsioni commerciali.
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