Musica on-line, MusicNet e Pressplay restano in surplace

Non superano complessivamente le 100 mila unità, secondo uno studio effettuato dall'istituto di ricerca americano Yankee Group, gli attuali abbonati a MusicNet, Pressplay e Rhapsody, i tre principali servizi di musica on-line che offrono brani in streaming e downloading in cambio del pagamento di un canone mensile.

Gli esperti di mercato confermano, ce ne fosse bisogno, che la maggior parte dei fan che ricercano musica su Internet continua a rivolgersi ai database non autorizzati messi in rete da servizi come Morpheus e KaZaA: sarebbero almeno 26 milioni, sempre secondo lo Yankee Group, i nuclei familiari americani che scaricano abitualmente musica gratuita dal Web.
Ma a dispetto della situazione attuale le aspettative, per i servizi “legali” gestiti dalle major discografiche, non sono così pessimistiche. “Dopo il 2004, i siti pirata saranno di meno e meno facili da usare, mentre saranno di più, e più vicini alle esigenze dei consumatori, quelli legittimi. Sarà questa la discriminante tra vincitori e perdenti”, ha sintetizzato il ricercatore Ryan Jones.
I servizi on-line delle major, lanciati a fine 2001 (vedi news) e ancora in fase sperimentale, sono spesso criticati per la scelta limitata di materiale e la rigidità delle condizioni d'uso che impongono agli utenti. Solo Pressplay, ad esempio, consente di copiare su CD un numero ristretto di brani: ma il presidente e amministratore delegato della joint venture tra Universal e Sony Music, Andy Schuon, ha annunciato che il suo team sta lavorando ad un aggiornamento del servizio e che entro fine anno Pressplay dovrebbe incrementare tanto le funzionalità che il repertorio, probabilmente con l'inclusione di cataloghi concessi in licenza da Warner e BMG (EMI rientra già tra i fornitori di contenuti, vedi news).

Altri osservatori avvertono tuttavia dei pericoli che si corrono nell'introdurre meccanismi troppo protettivi nella musica distribuita sul mercato, citando il caso recente dell'ultimo CD di Celine Dion, “A new day has come”, il cui codice anticopia avrebbe già provocato danni ai computer di diversi utenti in Europa (vedi news). “Se vogliono ingraziarsi i fan della musica on-line, il peggio che le case discografiche possono fare è mettere sul mercato un prodotto che rischia di far schiantare i loro computer”, secondo Aram Sinnreich, uno dei ricercatori dell'istituto Jupiter Media Metrix. “In questo modo”, ha concluso, “finiscono per alienarsi le simpatie della comunità del Web, proprio quella di cui avranno bisogno per dare impulso alle loro vendite future”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.