Musica on-line: anche Morpheus diventa un'impresa commerciale?

Musica on-line: anche Morpheus diventa un'impresa commerciale?
E’ finita l’età dell’innocenza, per i servizi di file sharing gratuito? Sembrerebbe proprio di sì: forti di decine di milioni di utenti in tutto il mondo, i gestori delle reti “peer to peer”, che consentono di scambiarsi gratuitamente filmati, musica e dati su Internet (il più delle volte in barba ai copyright degli autori), stanno escogitando i sistemi per mettere a frutto economicamente il loro enorme patrimonio. Una delle più rapide a muoversi in questa direzione è stata StreamCast Networks, la società del Tennessee che gestisce il celebre network Morpheus e che si appresta ad inserire nel software un’applicazione che piloterà automaticamente gli utenti (consenzienti) verso siti di shopping elettronico per acquisti scontati e altre opportunità di carattere commerciale. Il programma in realtà è già stato testato “segretamente”, su scala ridotta, dai tecnici di StreamCast, provocando le rimostranze di alcuni utenti che si sono sentiti manovrati a loro insaputa (il software li faceva automaticamente “rimbalzare” da siti popolari come Amazon ad empori virtuali collegati alla società e ai suoi partner). Ma l’amministratore delegato di StreamCast Steve Griffin ha assicurato che si è trattato di un esperimento limitato, e che in futuro ne saranno interessati solo coloro che sottoscrivono volontariamente un abbonamento allo specifico programma di shopping on-line.
Intervistato dall’agenzia Reuters, Griffin ha ammesso che la pubblicità ha reso profittevole la sua società, preannunciando che Morpheus cercherà anche di raccogliere proventi dagli artisti privi di contratto discografico, richiedendo loro 500 dollari per promuovere la loro musica attraverso il network. Sulla questione dei copyright, il manager americano si è mostrato battagliero: Morpheus, ha detto Griffin, promuoverà e proteggerà i nuovi artisti ma non impedirà ai suoi utenti di scaricare canzoni protette da copyright. “E anche se ci faranno causa e saremo costretti a scomparire”, ha concluso, “non scompariranno le reti peer-to-peer, né verrà meno l’idea di mettere la gente in comunicazione per scambiarsi informazioni”.
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