I Timoria 'sul treno magico'

I Timoria 'sul treno magico'
Da “Casa mia” a “Symbolum ‘77” a “To love somebody” dei Bee Gees, passando per 15 nuovi brani: il salto che i Timoria compiono nel nuovo disco “Un Aldo qualunque sul treno magico” (in uscita oggi, 5 aprile) non è così lungo come si può pensare. Le canzoni sono infatti legate da un filo conduttore musicale ben preciso, i riferimenti al rock degli anni ’70. Inoltre, 11 brani sono inseriti nella colonna sonora del film “Un Aldo qualunque”: nella pellicola, come già riportato (vedi news), Omar Pedrini recita la parte di un prete, Don Luigi, insieme al protagonista Fabio De Luigi (meglio noto come Olmo).
“‘Un Aldo qualunque sul treno magico’ è a tutti gli effetti il nuovo disco dei Timoria”, ha spiegato Omar a Rockol. “Anche se nasce in parte per un progetto parallelo, quello del film. Abbiamo iniziato a scriverlo prima, quando eravamo in tour per ‘El Topo Grand Hotel’. Come nella migliore tradizione rock, abbiamo scritto 8 pezzi mentre eravamo sulla strada, tra camerini, prove e alberghi. Poi è arrivata la proposta del film, e abbiamo scritto il resto del materiale. Comunque il film uscirà più in là, solo a settembre, per cui non ci dovrebbero essere interferenze né rischi che questo disco venga percepito come una colonna sonora”.
L’album, tra ballate e brani più tirati, intensifica i riferimenti alla musica degli anni ’70 già presenti nella musica dei Timoria ed evidenti anche in “El topo grand hotel”. “Quello è il periodo in cui sono cresciuto, visto che sono nato nel ’67 e che mia madre mi portava a vedere i concerti quando ero piccolino. In un certo senso mi rendo conto che i Timoria vengono percepiti come la band italiana più legata a quel rock classico, e non mi dispiace”, spiega.
Tra le canzoni spicca “Non è divertente”, in cui viene raccontato l’amore/odio per Milano: “Quant’è bella Milano quando sei un vincente/quante feste ad invito/ quante facce contente”. “Anche se sono di Brescia parlo da milanese, visto che ormai vivo qui. Devo tutto a questa città, ma nel momento della difficoltà ti abbandona. E’ in quei casi che si vedono i veri amici, non quando tutto va bene. Prima del successo di ‘El topo’, molta meno gente ci considerava; invece quando abbiamo iniziato ad essere più di moda, quanti sorrisi falsi… Comunque ho scritto quei versi pensando a Bukowsky, che diceva che l’America è un bel paese quando il tuo cavallo vince”. Quanto alle due cover, spiega Omar: “ ‘Symbolum’ è stata inserita ovviamente perché nel film recito la parte di un prete. Quando il regista mi ha proposto la parte, però, non sapeva che da piccolo suonavo la chitarra nelle messe beat. Credo che la Chiesa, abbandonando queste cose, abbia fatto male, perché era un bel modo di avvicinare alla gente il messaggio originario di Cristo. Gesù, alla fine, era il primo hippy della storia”.
“La cover dei Bee Gees”, continua Carlo Alberto Pellegrini, “l’abbiamo inserita perché rappresenta la musica del periodo prima dell’esplosione della disco. Originariamente volevamo inserire la versione originale, ma dall’America ci hanno chiesto una cifra pari a metà del budget del film. Così l’abbiamo reinterpretata noi, anche se continuano a chiederci un sacco di soldi e non siamo ancora sicuri che verrà inclusa nella pellicola”.
L’ultimo tema della chiacchierata con i Timoria è, inevitabilmente Sanremo. “E’ stata un’esperienza positiva”, spiega Omar. “Anche se non ho mai nascosto che mi aspettavo qualcosa di più. Non abbiamo deluso i nostri fan, ma non abbiamo raggiunto neanche le famigliole che non ci conoscono, visto che la giuria popolare ci ha bellamente ignorato. Siamo arrivati ultimi, ma siamo in bella compagnia da quelle parti, visto chi è stato in fondo alla classifica prima di noi…”
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