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NEWS   |   Industria / 05/04/2002

Sotto accusa la fabbrica di fiducia di Hollywood: stampava CD falsi

Sotto accusa la fabbrica di fiducia di Hollywood: stampava CD falsi
La guerra alla pirateria lanciata dalle case discografiche multinazionali, questa volta, ha colpito un bersaglio grosso e al di sopra di ogni sospetto: la francese Thomson Multimedia, azienda di punta nel mercato mondiale dell’elettronica di consumo. La società transalpina è infatti finita nel mirino delle major musicali con l’accusa, clamorosa, di avere duplicato CD illegali per mezzo della controllata Technicolor, una ditta di Camarillo (California) titolare di un importante stabilimento che produce soprattutto videocassette, DVD e pellicole da film per l’industria cinematografica hollywoodiana.
Secondo quanto riporta il quotidiano economico Wall Street Journal nell’edizione di giovedì 4 marzo, le cinque major del disco (BMG, EMI, Sony Music, Universal e Warner), affiancate dalla Walt Disney e da altre aziende del settore, hanno portato il caso davanti alla corte distrettuale di Los Angeles, citando centinaia di titoli (tra cui album di Celine Dion, Julio Iglesias, ‘N Sync e Backstreet Boys) che sarebbero stati stampati illegalmente dalla fabbrica californiana. Stando ai suoi accusatori, Technicolor avrebbe perpetrato una violazione “continuata e su larga scala” dei loro copyright, impedendo agli ispettori da loro incaricati di verificare, come da accordi precedentemente stipulati, che le procedure di produzione fossero conformi alle norme di legge. I gestori dell’impianto negano ogni addebito e promettono di fare ricorso, replicando che è loro prassi abituale richiedere ai clienti assicurazioni scritte sulla loro effettiva titolarità del materiale di cui chiedono la duplicazione; la società californiana ha aggiunto di non sentirsi obbligata a consentire controlli esterni sui processi produttivi che alle case discografiche erano stati concessi dal precedente titolare degli impianti.
Ma l’industria discografica sembra intenzionata a non mollare la presa. “E’ spiacevole avere trovato materiale pirata alla Technicolor” ha commentato un portavoce dell’associazione dei discografici americani RIAA, “ma il fatto che si tratti di loro non significa che siano autorizzati a fare ciò che vogliono”; le case discografiche ricorrenti sarebbero dunque intenzionate a richiedere, come da norma di legge, 150 mila dollari di danni per ogni opera contraffatta.
Significativo il fatto che nella vicenda sia coinvolto uno dei maggiori produttori mondiali di elettronica di consumo, un comparto produttivo che – commercializzando masterizzatori, lettori MP3, registratori per CD e altri apparecchi che consentono la copia digitale dei prodotti musicali – si trova spesso sull’altro fronte della barricata rispetto agli interessi dell’industria discografica e cinematografica mondiale nella battaglia sui copyright: le recenti polemiche tra Philips e le etichette musicali sul tema dei CD protetti da software anticopia (vedi news) sono solo il segnale più evidente di una tensione crescente tra le due categorie.