Il giudice ha deciso: il 'vecchio' Napster resta illegale

Annunciata dai media come un possibile punto di svolta nella interminabile battaglia legale tra Napster e l'industria discografica, la sentenza emessa lunedì scorso, 25 marzo, dalla Corte d'Appello della 9° circoscrizione degli Stati Uniti ha invece lasciato tutto come prima: il celebre sito di Shawn Fanning non può riprendere l'erogazione del suo servizio gratuito e non autorizzato, mentre le case discografiche devono a loro volta dimostrare di essere legittime proprietarie dei brani destinati al “file sharing” prima di poter richiedere uno stop alla distribuzione.

A dispetto dei molteplici appelli e contrappelli, e delle nuove prove documentali presentate in tribunale, insomma, nessuno ha ottenuto nulla di più di quanto già non gli fosse stato riconosciuto: ma questo non ha impedito ad entrambe le parti di prodursi in un esercizio dialettico e politico teso a dimostrare che i giudici sono inconfutabilmente dalla loro parte. “La corte”, ha detto il portavoce dell'associazione dei discografici RIAA, Cary Sherman, “ha affermato ancora una volta che Napster deve fare tutto il possibile per vigilare sul suo sistema al fine di evitare le violazioni dei copyright”. “La grande notizia di oggi”, ha aggiunto Sherman, “è che i giudici hanno sposato con determinazione questo punto di vista”. Allo stesso tempo, un non meglio identificato portavoce di Napster ha applaudito l'insistenza con cui il tribunale ha ripetuto che le etichette discografiche devono trasmettere al sito documenti che comprovino i loro diritti di proprietà sui brani scambiati on-line, prima di richiederne lo sgombero dalle directory.
L'impressione generale, però, è che gli uni e gli altri stiano perdendo un treno importante nello scenario evolutivo della musica on-line, nel mentre altri servizi “peer to peer” continuano a proliferare indisturbati. Ma evidentemente, all'industria discografica sta a cuore creare un precedente incontrovertibile, dimostrandosi inflessibile nella lotta al file sharing gratuito: un atteggiamento criticato da più parti e che molti considerano controproducente ma che, forse, non è estraneo alla decisione presa dai gestori di Morpheus, oggi il più popolare dei siti “illegali”, di cercare un dialogo con le major discografiche, proponendo loro soluzioni tecnologiche che consentono di decidere volta per volta quale utilizzo debba avere la loro musica in rete.
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