Pietro De Cristofaro: 'Il buongusto non abita a Sanremo'

“L'unica cosa non inerente alla musica che si può dire di Sanremo è che era un festival decisamente tamarro”; e se lo dice Pietro De Cristofaro, uno con la camicia nera a fiorellini bianchi e rossi e con il cellulare pitonato, forse dovremmo proprio crederci.

Il cantante napoletano non ha gradito molto la manifestazione canora e ha affermato: “Tutto quello che Baudo ha messo in piedi era di pessimo gusto, orrendo”. Alla domanda su cosa ne pensasse delle nuove proposte poi si è accasciato sul tavolo emettendo un grido soffocato da una risata isterica: “Celentano”. Inutile dire che evidentemente non ha condiviso neppure la scelta della direzione artistica che ha portato sul palco dell'Ariston dei giovani che non ritiene rappresentativi della musica italiana. “Mi dispiace molto per quei ragazzi. Non posso dire male del Gigi D'Alessio carino o della Syria di 15 anni: che colpa hanno loro? Questo è quello che mia nonna deve vedere in televisione”. Eppure Pietro De Cristofaro sarebbe molto contento di poter partecipare al Festival di Sanremo, infatti ci aveva provato anche quest'anno per la seconda volta proponendo “Soltanto un volo”, il primo singolo estratto dal suo album d'esordio intitolato “Reverse”.


Pietro ha 32 anni ed è laureato in odontoiatria. Ha sempre amato la musica anche se ha iniziato a suonare la chitarra relativamente tardi, all'età di 18 anni. Il cantante ha una lunga esperienza live alle spalle che gli è servita a comprendere l'importanza che riveste la musica nella sua vita: “L'unica cosa che so fare e che mi va di fare è suonare. Quando ho suonato la prima volta ho visto cosa mi è successo dentro. Allora ho mandato affanculo tutto il resto”.

Il titolo del suo disco, “Reverse”, nasce da quello originario di una canzone che aveva composto tempo fa e che ora, dopo alcuni aggiustamenti, è diventata “In fondo al perdono”, la quarta traccia del CD.

“L'album poi è un po' disorganizzato” ha continuato a spiegare il cantante, “c'è un po' tutto quello che suono. Non mi piacciono quegli album dove ci sono due accordi dall'inizio alla fine. Non amo nemmeno la monotematicità nei testi. Io come persona sono uno che va come il reverse, nel senso che cambio lato. E tutto sommato è così anche la mia musica”. “Reverse” è un disco molto piacevole “che strizza l'occhio al pop”, ma che è anche caratterizzato da sonorità molto particolari di “ambiente”, create in studio con apparecchiature vecchie, preamplificatori valvolari e argentini. La produzione artistica dell'album, edito dalla Zomba Records, è affidata a Kaballà e Cesare Basile. “Kaballà è un grande autore di canzoni ed è soprattutto un gran signore. Cesare l'ho conosciuto in BMG quando venne a tirar giù la struttura di una canzone insieme a Pippo (Kaballà). All'epoca dovevo ancora imparare a scrivere una canzone di tre minuti e mezzo. Loro mi hanno aiutato molto in questo senso. Cesare aveva fatto un album, “Closet meraviglia”, che sfortunatamente passò inosservato. Quando lo ascoltai non credevo che qualcuno in Italia facesse quelle cose. Mi piace molto come scrive: può scrivere una canzone per se stesso e per gli altri. Nello stesso tempo è una persona con cui sto molto bene: siamo andati in vacanza insieme in Croazia. Mi ha insegnato tante cose e mi ha fatto anche un po' da fratello maggiore.”.


Nei suoi testi Pietro vuole comunicare se stesso: “Si dice che le mie canzoni parlino d'amore. Nei testi io parlo di me stesso. L'amore è la chiave in senso generale. Ogni tanto c'è qualche riferimento ad una donna, ma nella maggior parte dei casi l'amore è un modo di dire come sono: ti voglio bene, così come sono io. Sono uno che fa le cose con amore o non le fa. O mi amo proprio tanto e sono rivolto su me stesso donandomi a tutti o mi faccio molto schifo e cerco di distrarmi da me stesso. Non sono schizofrenico. Però amo… proprio tanto”.
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