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NEWS   |   Italia / 21/09/2012

The Observer 2012: l'intervista a Le Furie

The Observer 2012: l'intervista a Le Furie

“Andrà tutto bene” è il loro album d’esordio, l’incontro con Taketo Gohara nel 2009 è stato loro fatale, e The Observer li ha tenuti sotto i riflettori per qualche tempo imparando a conoscere la loro musica: Le Furie salutano l’ultimo appuntamento con la rubrica di Rockol con un’intervista che vi aiuterà a capire ancor di più quali sono le loro radici, musicali e non. “Abbiamo iniziato a suonare insieme quando avevamo 15 anni ma abbiamo cambiato il nome del gruppo. Nel 2009 abbiamo conosciuto Taketo Gohara e con lui siamo cresciti. Insieme ci siamo chiusi nella nostra sala prove a Firenze, abbiamo creato il nostro suono e abbiamo lavorato sulle canzoni. Così sono uscite Le Furie”, ci racconta la band, “Il nostro primo album ha avuto una lunga gestazione. Ci abbiamo messo più di due anni a scegliere i pezzi, a trovare i soldi e i tempi giusti per andare in studio. E' stato forse anche un po’ stressante perché non vedevamo l'ora di avere il disco in mano, ma questo fa parte del gioco. Alla nostra età si ha fretta di uscire, di spaccare tutto”. E una volta avuto in mano il disco… “Lo abbiamo ascoltato tantissime volte, poi abbiamo segnato le correzioni su un foglio e, prima di rivedere tutto insieme a Taketo, abbiamo aspettato un po’. A volte non riesci a capire se suona bene o meno perché sei troppo preso dall'eccitazione. Quando ascolti il disco ed è passato un po' di tempo, trovi delle cose nuove bellissime e magari altre idee che ti sembravano giuste non ti piacciono più, può succedere. Di solito”, continua la band, “uno di noi propone un'idea che puntualmente viene modificata e stravolta. Non esiste un solo modo di fare una canzone, ne esistono molti. Certe volte hai già tutto in mano, altre volte si costruisce tutto via via mentre suoni. Certe canzoni escono così e sono perfette, altre hanno bisogno di tempo, di litigate, di cambiamenti, di essere stravolte per poi ritornare al punto di partenza. E' come un parto, può essere doloroso o meno. E' comunque un miracolo”.



La musica de Le Furie sguazza perfettamente tra le torbide acque del rock alternativo italiano (Afterhours, Verdena, Marta sui Tubi), prestando ance attenzione per i testi, un po’ difficili forse ad un primo ascolto, più decifrabili dopo vari passaggi: “Le nostre influenze musicali cambiano continuamente, ogni mese potremmo cambiare la lista degli artisti che ascoltiamo. Amiamo tutti i generi di musica, non siamo degli ascoltatori settoriali. Capita spesso che qualcuno di noi si soffermi su un genere per un pò, e l'ascolto poi si sente nelle canzoni. Ci interessa spaziare e cambiare gli ascolti. Se non fosse così, sarebbe noioso”.
Le Furie hanno macinato negli ultimi anni un concerto dietro l’altro, mettendosi in mostra anche a diverse manifestazione come il Destinazione Neapolis Contest e il Red Bull TourBus Contest: "La dimensione live per noi è la più importante”, raccontano, “è lì che non puoi barare. O ci sei o non ci sei. Chiunque suoni sa che non esiste niente di più bello che fare un concerto davanti alla gente. Lo scambio di energia, il sudore, tutto. Suonare live è inoltre fondamentale per crescere, per scrivere meglio, suonare meglio e per sentirci sempre più uniti. Andare in tour, poi, è bellissimo. Conosci gente nuova, ti confronti con realtà e paesaggi che ti stimolano e che ti fanno venire nuove idee, vivere nuove emozioni. Portare in giro la tua musica è la cosa più bella che ci sia”.

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