Universal-EMI, l'Europa dà il via libera alla fusione

Universal-EMI, l'Europa dà il via libera alla fusione

Come previsto (e anticipato da numerose indiscrezioni) la Commissione Europea ha approvato l'acquisizione della EMI (parte discografica) da parte di Universal Music. Preoccupato dalla possibilità del costituirsi di una posizione dominante sul mercato (soprattutto digitale), l'Antitrust europeo ha dato semaforo verde all'operazione in cambio dei disinvestimenti concordati: questi ultimi, secondo quanto anticipa il sito Music Week, riguardano in particolare l'etichetta Parlophone, per cui incidono superstar come Coldplay, Gorillaz, Lily Allen, Tinie Tempah, Kylie Minogue e Tina Turner, ma anche il catalogo EMI France (che ha in David Guetta il suo fiore all'occhiello), la Mute (Moby, Depeche Mode) e Chrysalis (Jethro Tull), oltre a EMI Classics e Cooperative Music, sotto il cui ombrello trovano riparo diverse, importanti etichette indipendenti. >Universal ha inoltre accettato di cedere la quota (50 per cento) che EMI deteneva nella fortunata serie di compilation "Now that's what I call music", impegnandosi a licenziare il suo repertorio alla collana per i prossimi dieci anni.

Il via libera di Bruxelles ha già provocato la reazione dell'associazione di etichette indipendenti Impala, che in un comunicato esprime preoccupazione per la fusione. "Questa decisione ha finalmente congelato la possibilità di Universal di espandersi ulteriormente e pone un paletto a comportamenti abusivi e coercitivi su tutto lo spettro del mercato", ha riconosciuto il presidente dell'associazione Helen Smith, aggiungendo però che "dopo l'approvazione del merger Sony/EMI, tuttavia, questa decisione rinforza quello che è già di fatto un potente duopolio. In contrasto con i principi di base della concorrenza nei mercati culturali, saranno gli artisti e i consumatori, in definitiva, a pagarne il prezzo. Non appena l'intero testo della decisione verrà pubblicato valuteremo le opzioni con i nostri legali".

Ancora più duro il commento di Martin Mills, presidente del Beggars Group: "L'arroganza di Universal ha pagato, la società ha distrutto un importante concorrente e anche con questi disinvestimenti la sua capacità di dominare e controllare il mercato ha raggiunto livelli ancora più inaccettabili".  

 
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