Morpheus diventa legale? 'E' una manovra diversiva', secondo i discografici

Il servizio “peer to peer” fa il suo ingresso nel mondo istituzionale venendo meno ai principi del “copyleft”, il movimento di pensiero che propugna libertà di scambio e circolazione gratuita di musica, video, software e quant'altro su Internet? Sì, ma fino ad un certo punto: StreamCast Networks, la società americana che gestisce il programma, introdurrà dal prossimo aprile un 'timer' che consente di cancellare i file audio scaricati dagli utenti sulla memoria del pc dopo un certo numero di ascolti; la misura di protezione tecnologica tuttavia sarà concessa ai soli artisti che intrattengono rapporti commerciali e promozionali con Morpheus/MusicCity, desiderosa di diventare un polo di attrazione per musicisti emergenti e ancora privi di contratto discografico.

“Per la prima volta”, recita un po' pomposamente un comunicato postato sul sito della società (www.Musiccity.com), “artisti, editori, etichette e associazioni che tutelano i diritti musicali potranno avvantaggiarsi della tecnologia invece di esserne le vittime”. I gestori di Morpheus aggiungono di voler invitare gli artisti a fornire “sample” musicali al loro servizio con l'obiettivo ultimo di permettere loro di vendere i loro brani al pubblico. “Scoprirete com'è facile portare la vostra musica a milioni di persone senza vendere l'anima alle banche”, recita un altro messaggio indirizzato ai potenziali partner nell'iniziativa: che non basterà di certo, però, a calmare gli animi surriscaldati di produttori discografici e cinematografici i quali – bloccato Napster – hanno individuato proprio in Morpheus, oggi il più popolare tra i siti di file sharing, il nemico pubblico numero uno per i detentori dei copyright.
“E' una storia già vista”, ha commentato Bruce Ward, direttore tecnico di NetPD, il “poliziotto on-line” che vigila per conto di artisti e etichette sulla circolazione non autorizzata di musica in rete, sottolineando che la mossa richiama un'analoga iniziativa promossa da Napster proprio prima di andare in causa con le case discografiche. “Non sono per nulla impressionato”, ha aggiunto Ward, “e non sono affatto convinto che Morpheus stia per imboccare la strada della legalità”.
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