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NEWS   |   Pop/Rock / 20/09/2012

Ultravox in Italia: 'Oggi ci interessa suonare. Altri dischi? Chissà...'

Ultravox in Italia: 'Oggi ci interessa suonare. Altri dischi? Chissà...'

 

"Alla mia età non ho più bisogno di intermediari", ridacchia al telefono James "Midge" Ure. Ha appena chiamato di persona, senza farsi assistere da promoter o uffici stampa com'è prassi nella routine delle interviste promozionali. Si avvicina l'unica data italiana dei riformati Ultravox (5 novembre, Alcatraz di Milano); e viene in mente che in una conferenza stampa milanese di tanti anni fa, ai tempi in cui promuoveva il grande successo solista di "Breathe", proprio lui aveva giurato che con quel gruppo non sarebbe più tornato. "Sai com'è...I musicisti sono come le belle donne. Cambiano spesso idea", replica gioviale in un inconfondibile accento scozzese. "E' vero, l'ho detto tante volte, e mentre lo dicevo ne ero convinto. Ma poi, tre anni fa, noi tutti abbiamo ricevuto una e-mail da Live Nation, l'organizzatore di concerti, che ci ricordava l'avvicinarsi del trentennale di 'Vienna' e ci chiedeva se avevamo in mente di fare nuovamente qualcosa insieme, dal vivo. Pensavo non interessasse a nessuno, e invece stranamente eravamo tutti stuzzicati da questa possibilità. Ci piaceva l'idea di riprodurre quella musica nel modo in cui avrebbe dovuto essere eseguita allora. A quel punto immaginavamo non ci fosse bisogno di scrivere canzoni nuove: doveva essere un tour celebrativo, nulla di più".


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La reunion, quattro anni fa, della classica formazione anni Ottanta (Midge Ure chitarra e voce, Warren Cann batteria, Chris Cross basso, Billy Currie tastiere) ha resuscitato un sound riconoscibile ma anche diverso da trent'anni fa. "Io stesso ricordavo gli Ultravox come un gruppo di musica elettronica", racconta Ure. "Ma quando ci siamo ritrovati a suonare mi sono reso conto che eravamo una rock band, un ensemble che usava i sintetizzatori ma anche chitarre e violini. E mi sono ricordato di quanto fossimo bravi dal vivo. Ti piaccia o no la nostra musica, devi riconoscere che sul palco la band è estremamente potente e capace di produrre un sacco di rumore. E' stata quasi una rivelazione, un risvegliarsi di sensazioni sopite. Siamo meglio di un tempo? Non saprei. Sicuramente siamo diventati adulti, e siamo più maturi. Forse le nostre performance non sono più così calcolate, sicuramente siamo meno frenetici. Siamo molto più rilassati, perché non abbiamo più venticinque anni e non siamo icone modaiole. Abbiamo tutti una certa età, siamo più interessati a suonare al meglio delle nostre possibilità che a pavoneggiarcisul palco".

Quel che non è mutato, sostiene Midge, sono i ruoli e le dinamiche personali all'interno del gruppo. "Da quel punto di vista, è come se il tempo non fosse passato. Abbiamo ripreso da dove avevamo interrotto, ognuno spontaneamente nel suo ruolo naturale. Billy è sempre stato il nostro direttore musicale, il nostro music man. E Chris è sempre stato il mediatore, il negoziatore: una di quelle persone che in ogni band svolgono un compito preziosissimo. Per venticinque anni è stato il nostro terapeuta. Ogni volta che nel gruppo sorge una discussione, un contrasto, un litigio, arriva lui a cercare di mediare e di trovare una soluzione. E il fatto che in questi venticinque anni Billy abbia fatto musica per conto suo, mentre io ho continuato a scrivere canzoni e produrre dischi, è stato utile alla realizzazione del nuovo album".

Un disco, "Brilliant", pubblicato lo scorso mese di maggio e accolto invero abbastanza tiepidamente dal pubblico britannico (n. 21 in classifica al debutto). "Durante il tour, due anni fa, la Universal tedesca ci aveva contattati proponendoci di fare un disco insieme. Rifiutammo l'offerta, in quel momento non ne avevamo nessuna intenzione. E poi per gente della nostra età - io, che ho 58 anni, sono il più giovane del gruppo - firmare di nuovo con una major sembrava inutile e controproducente. Poi le cose sono cambiate: ci siamo accorti che ai concerti non venivano solo i nostalgici, i fan duri e puri, ma anche gente giovane che ha scoperto gli Ultravox grazie a Internet e a YouTube, o anche a pezzi come 'Breathe'. Gente che non si sarebbe mai immaginata di poter rivedere il gruppo dal vivo o di ascoltare qualcosa di nuovo. Ci siamo chiesti in che modo farlo, un disco di inediti, oggi che è cambiato non solo il modo di consumare la musica ma anche quello di produrla. Nel momento in cui abbiamo individuato una possibilità ci siamo messi in azione. Abbiamo fatto ricorso alla tecnologia moderna, abbiamo usato i laptop. Siccome dispongo di una deliziosa casetta di legno in Canada ho suggerito agli altri di trasferirci lì con i soli strumenti che potevamo portarci come bagaglio a mano. Senza grandi apparecchiature al seguito. Senza tecnici del suono, senza road crew. Solo noi tre, io, Billy e Chris. Con un microfono, una chitarra, un laptop e una tastiera. Ci siamo ritrovati in quella casa vuota, abbiamo allestito una sorta di studio di registrazione e abbiamo cominciato a lavorare. E' stato fantastico, completamente diverso dall'idea che ognuno di noi aveva di quel che significa fare un disco. Un processo spontaneo e istintivo: nel momento in cui ci veniva in mente una buona idea la fissavamo subito sul computer per svilupparla in un secondo momento. Il 95 per cento di ciò che si ascolta su 'Brilliant' è stato registrato lì. E' stato più eccitante e interessante che prenotare un costoso studio di registrazione professionale, e questo ce l'ha permesso la tecnologia".

"Dopo due o tre sessioni di scrittura e di registrazione in Canada", continua Midge, "avevamo in mano un sacco di materiale, canzoni già piuttosto ben strutturate e arrangiate. Ma c'era un problema: Warren vive in California e Billy a Londra, mentre sia io che Chris stiamo a Bath, a circa cento miglia di distanza. Spostare le cose da una parte all'altra diventava logisticamente complicato. In quel momento abbiamo pensato di avere bisogno di qualcuno che provvedesse a legare il tutto, mixando le registrazioni e tirandone fuori il miglior suono possibile. La scelta è caduta su Stephen Lipson, una persona che tutti noi rispettiamo e ammiriamo non per quello che ha fatto negli anni Ottanta ma per quello che fa oggi. E' un musicista brillante, per noi è stato come avere un quinto elemento nella band: Stephen poteva sedersi con noi a lavorare sulle sequenze degli accordi, sugli arrangiamenti e sulle strutture delle canzoni. Si è rivelato molto utile poter contare su una persona esterna al gruppo che ci interrogava su ciò che realmente desideravamo fare. E' stata un'ottima scelta".

Grandi melodie, tappeti ariosi, chitarre e synth: in "Brilliant" gli Ultravox sono immediatamente riconoscibili. "Anche senza tecnologia, anche solo con un pianoforte, una batteria e un tamburello saremmo inconfondibili", sostiene Ure. "La cosa strana è che i miei dischi solisti non suonano così, e neppure quelli di Billy. E' questa la natura di una band: quattro o cinque persone che quando si incontrano creano una musica che è loro e loro soltanto. Mi aspettavo le critiche della stampa, non che la gente trovasse strano che il disco suoni 'alla Ultravox'. Se i Pink Floyd facessero un nuovo album suonerebbe come un disco dei Pink Floyd, non come un disco di Lady Gaga!". Eppure gli Ultravox cambiarono anima e stile, quando Midge Ure sostituì John Foxx... "E' vero. Ma Billy, Chris e Warren erano lì dagli inizi e hanno giocato un ruolo importantissimo nell'evoluzione della band. Quando arrivai io, le dinamiche interne cambiarono: da cinque che erano, gli Ultravox diventarono un quartetto e mutarono identità musicale. Il nostro suono era più pieno, più epico, probabilmente anche più accessibile. Queste caratteristiche sono rimaste intatte anche se il nuovo disco lo abbiamo creato usando tecnologia allo stato dell'arte, non sintetizzatori rétro: nessuno di noi voleva copiare e ricreare il suono che gli Ultravox avevano nel 1992. Volevamo fare un disco attuale, un disco con il nostro Dna ma in grado di competere con le band contemporanee, con i Muse e con i Killers. Volevamo che ascoltando una delle nostre nuove canzoni alla radio fosse immediatamente chiaro chi stava facendo tutto quel baccano...Siamo orgogliosi di avere un suono nostro e immediatamente riconoscibile".

Ci sono classici del futuro, nel disco album? "Non ne ho idea. La tua responsabilità come artista finisce nel momento in cui hai terminato il disco. Non possiamo influenzare il giudizio del pubblico. Cerchiamo di essere una band democratica, e dunque decidere quali pezzi inserire in scaletta può diventare un incubo. Difficile che tutti e quattro ci si trovi d'accordo. E' una discussione, una lotta continua. Sicuramente non suoneremo il disco nuovo per intero. Più probabilmente cinque o sei pezzi, e il resto saranno i classici. In un tipico show degli Ultravox non c'è spazio solo per i successi ma anche per pezzi più intricati e d'atmosfera. Costruire uno spettacolo di un'ora e mezza, due ore, è un'impresa difficile ma stiamo per arrivarci..."

E poi? Ci sarà un futuro per la band? "Non so risponderti. Quando ci siamo sciolti nel 1988 l'idea era di non tornare più indietro. Avevamo chiuso la porta e gettato via la chiave. Quel che so è che gli Ultravox sono una combinazione interessante di individui che insieme producono una musica originale, e penso che quelle sonorità non siano mai state sfruttate a fondo come avrebbero meritato. La nostra è sempre stata una musica molto cinematografica, adatta a commentare film e immagini. Se qualcuno ci proponesse oggi un progetto del genere, credo che sarebbe interessante realizzarlo. Ma tornare a girare come criceti sulla ruota, sfornando un disco all'anno...quello no, sarebbe troppo noioso. Le porte, comunque, sono di nuovo aperte, siamo tornati amici e c'è la possibilità di fare qualunque cosa. Piani, per ora, non ce ne sono".

A parte i concerti prossimi venturi, e la prossima venuta in Italia..."Da voi abbiamo suonato ovunque, in anfiteatri meravigliosi e in tende da circo. Ricordo che alle conferenze stampa i giornalisti non ci chiedevano solo della musica e dei sintetizzatori; mostravano interesse anche per le nostre scarpe e il nostro abbigliamento! Ci vivrei volentieri in Italia, non vedo l'ora di venire e peccato sia per un solo show. Se il concerto va bene, non escludo si possa tornare presto".

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