Un'altra lettera a Berlusconi: il mittente è l'editore Monti Arduini

Non sono solo i discografici a prendere carta e penna (o, più prosaicamente, a mettersi alla tastiera del computer) per fare direttamente appello al presidente del Consiglio, in questi tempi travagliati per l’industria musicale. Dopo la missiva inoltrata al premier dal presidente di EMI/Virgin Riccardo Clary (vedi news), è ora la volta di un editore musicale, Federico Monti Arduini: che in qualità di presidente dell’EMA, una delle maggiori associazioni di categoria, ha voluto dire la sua sui contenuti del testo di legge Rositani, presentato in Parlamento lo scorso 19 dicembre e diffuso la settimana scorsa agli organi di stampa presenti a Sanremo (vedi news).
Monti Arduini, che molti ricorderanno anche nelle vesti di compositore e di artista (con lo pseudonimo di Guardiano del Faro, negli ani ‘70) si è rivolto per lettera allo stesso on. Guglielmo Rositani (vicepresidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati) nonché a Berlusconi e ai suoi più stretti collaboratori (compresi il vice premier Gianfranco Fini e il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani) per esprimere il dissenso suo e dell’associazione che rappresenta a proposito di alcuni punti del progetto legislativo che riguardano specificamente l’utilizzo dei proventi SIAE.
Agli editori dell’EMA (che include, oltre alla Cafè Concerto di Monti Arduini, gruppi multinazionali come Warner Chappell e Peer Southern) non piace per nulla l’idea che a finanziare il nuovo “Fondo per il sostegno delle attività musicali”, la cui istituzione è prevista dalla legge stessa, debbano concorrere le royalty raccolte dalla società degli autori e maturate dalle pubbliche esecuzioni delle canzoni che l’ente stesso amministra. Lo schema di legge proposto da Rositani prevede infatti che a quel fine debba confluire nelle casse dello stato l’1 % delle somme che la SIAE incassa per diritti d’autore nonché l’ammontare totale dei cosiddetti fondi non ripartibili: “Denaro generato dall’esecuzione dei nostri repertori”, sottolinea a Rockol Monti Arduini, “e che dunque è di pertinenza degli autori, degli editori e della SIAE anche se non può essere ripartito per vizi procedurali, errori di trascrizione o per il fatto che si tratta di somme che vengono versate su base forfettaria da piccole imprese radiotelevisive che non sono in grado di compilare un borderò di programmazione”. “Un prelievo forzoso”, aggiunge il presidente EMA nella lettera che Rockol ha avuto modo di visionare in anteprima, che “realizzerebbe il previsto ‘sostegno delle attività musicali’ anche con somme (nell’ordine di svariati miliardi ) sottratte ai diritti di proprietà degli autori ed editori, soggetti che la nuova normativa vorrebbe invece sostenere”. Ma non è tutto: nella missiva Monti Arduini critica l’applicazione della “tassa” a favore della musica italiana sui proventi che le aziende nazionali (come gran parte delle associate EMA) amministrano per conto di società estere, e solleva dubbi di costituzionalità su un provvedimento che, a suo dire, realizza una disparità di trattamento ingiustificata tra autori ed editori, da un lato, ed altri operatori del settore, come le imprese discografiche e gli artisti interpreti, che risulterebbero invece esenti da ogni forma di imposizione “fiscale”.
La risposta, ora, è nelle mani di Rositani, Berlusconi e del governo di centrodestra: che, dopo gli appelli dell’industria discografica pre e post Sanremo, ha un’altra occasione per mettere ordine nel guazzabuglio del settore musicale, facendo seguire i fatti alle promesse.
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