Crisi Edel, Franchini conferma: 'La filiale italiana è sana'

Crisi Edel, Franchini conferma: 'La filiale italiana è sana'
Un fatturato in crescita di quasi il 50 % tra il 2000 e il 2001 (complice il boom di Craig David, 200 mila copie vendute nel nostro paese), organici sostanzialmente confermati a dispetto delle difficili condizioni generali del mercato, rapporti stabili con tutte le etichette distribuite. Paolo Franchini, presidente di Edel Italia, si sente in dovere di gettare acqua sul fuoco e di rassicurare gli animi delle sue “truppe”: lo stillicidio di brutte notizie che negli ultimi mesi hanno reso conto, a cadenze regolari, delle traversie subite dalla casa madre tedesca e dalle altre filiali internazionali facenti capo alla holding non lambiscono la sede nostrana della società, capace di tenere il passo sviluppando un giro d’affari che, nel corso dell’ultimo esercizio, ha toccato all’incirca i 15,5 milioni netti di €.
La politica della prudenza e dei “piccoli passi”, di cui Franchini è un convinto assertore, sembra dunque aver prodotto i suoi frutti. La Edel Italia come un’isola felice, nel perturbato arcipelago che fa capo a Michael Haentjes? “Sembra paradossale ma è così”, assicura Franchini a colloquio con Rockol. “E bisogna subito fare chiarezza su un punto”, aggiunge; “è vero, come ha scritto la stampa economica e di settore, che la capogruppo, Edel AG, ha perso o venduto una fetta dei suoi interessi discografici e editoriali. Ma questo per noi non ha cambiato sostanzialmente nulla: continuiamo a distribuire cataloghi come Pias e Eagle Rock, con cui anche prima – in Italia – avevamo un rapporto di pura rappresentanza e distribuzione, né più né meno come oggi. L’unica perdita effettiva è stata quella della Roadrunner, che è stata acquisita da Universal”.
Intanto, però, Edel ha praticamente chiuso bottega nei due mercati più vicini al nostro, geograficamente e per cultura: Francia e Spagna (vedi news). Cosa differenzia la situazione italiana? “Non voglio parlare di meriti personali”, risponde Franchini. “Diciamo piuttosto che da noi si sono verificate alcune circostanze favorevoli: c’era spazio, ad esempio, per una distribuzione indipendente che, come noi, fornisse un servizio completo – dalla promozione, al marketing, alla vendita – alle etichette rappresentate, più di quanto ce ne fosse in territori come la Francia e la Spagna. Ne abbiamo approfittato per crearci una nostra nicchia di mercato e d’altra parte crediamo di avere svolto un buon lavoro, se finora non abbiamo perso nessuno dei nostri partner internazionali”.
Il difficile, però, arriva adesso: con l’imperativo categorico, per le filiali rimaste in piedi, di sviluppare quanto più possibile il repertorio locale e gestito in prima persona. “Noi continueremo sulla nostra strada, che è appunto quella dei piccoli passi. Cristiano De André è vicino alle 30 mila copie e con il tour imminente sono sicuro che ci darà altre soddisfazioni. Contiamo molto anche sulla colonna sonora di “Amnèsia” e sul carisma di un artista come Macaco, su uscite internazionali come il nuovo album dei Simple Minds e sulle compilation (a cominciare dal nuovo volume della serie “La primavera”, realizzato in collaborazione con la FMA). E poi abbiamo un gruzzolo di giovani artisti di cui andiamo fieri: Andrea Mazzacavallo, Niccolò Agliardi, i Name (che cantano in inglese) e gli Après la Classe, una band pugliese di area reggae/raggamuffin che abbiamo messo da poco sotto contratto. Sono tutti artisti pop, ma in un certo senso “alternativi”: non ci aspettiamo per forza grandi numeri, ma ci muoviamo anche con grande prudenza. E comunque – aggiunge - ci tengo a ribadirlo: lo sfruttamento dei cataloghi esteri è stato il primo passo, ma ora l’A&R è al centro della nostra attenzione, anche per quanto riguarda il lavoro sulle edizioni musicali”.
Tra le etichette distribuite da Edel c’è anche la NuN di Stefano Senardi: quale sarà il suo futuro? “Questa è una domanda che andrebbe rivolta direttamente a Stefano e a Hantjes. Mi sembra significativo però che, dopo un’attenta valutazione della situazione internazionale di Edel, Michael abbia dato fiducia proprio ai due laboratori “artistici” di cui dispone in Europa: la Kontor di Jens Thele in Germania e, appunto, la NuN in Italia”. “Mi rendo conto che rappresentiamo un’eccezione”, conclude Franchini. “Ma nel momento in cui Edel vive indiscutibilmente un periodo critico a livello internazionale e il mercato discografico deve affrontare forse la sua peggiore recessione di sempre, noi continuiamo, fortunatamente, a godere di buona salute”.
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