Una sola multa da 150 euro, il ministro della Cultura francese critica Hadopi

 

Undici milioni di euro di spese all'anno (trentatrè milioni di euro in totale), quattordici cause in tribunale e - finora, cosa di queste ultime ore - una sola condanna da 150 euro comminata a un trentanovenne artigiano residente a Belfort,  anche se a commettere l'infrazione (download illegale di due canzoni di Rihanna, recentemente segnalata come l'artista più piratata al mondo)  è stata in realtà la moglie. "L'Hadopi non ha fatto il suo lavoro", è stato il commento acido e sintetico rilasciato, via Twitter, dalla nuova ministra della Cultura francese Aurélie Filippetti, segno evidente che l'ente di controllo della pirateria online fortemente voluto dall'ex presidente della Repubblica Nicholas Sarkozy non piace altrettanto al suo successore François Hollande e ai suoi collaboratori, in particolare alla Filippetti che predica l'investimento di risorse nella promozione delle piattaforme digitali legali, piuttosto che nelle attività punitive dei trasgressori di legge.     Come noto, la legge Hadopi  si basa sul concetto di risposta "graduale" alle violazioni di copyright online: tre avvertimenti prima di portare il caso in tribunale con la minaccia di sanzioni fino a 1.500 euro e di una sospensione mensile dell'accesso a Internet. I dati comunicati dall'autorità preposta al monitoraggio della rete parlano di 1,15 milioni di account identificati come potenziali trasgressori, ridottisi a 102.854 e 340, rispettivamente, dopo il secondo e terzo passaggio previsto dalla procedura. Nel caso specifico il condannato  non aveva risposto a nessuno dei tre avvertimenti: si è salvato dalla sospensione dell'account Internet sostenendo di non sapere neppure come si faccia a scaricare una canzone dal computer, e grazie alla autoconfessione della consorte.     I promotori dell'Hadopi sbandierano i risultati ottenuti sottolineando l'efficacia persuasoria del procedimento  (il 95 per cento di coloro che hanno ricevuto la prima diffida ha smesso di scaricare abusivamente, e la grande maggioranza - 92 e 98 per cento rispettivamente - ha fatto altrettanto dopo il secondo e terzo avvertimento). Ma i detrattori fanno osservare, invece, che la legge ha individuato finora piccole infrazioni da parte degli individui più sprovveduti e non i "pirati" su larga scala, abili a sfuggire ai controlli e a sgusciare tra le maglie della rete. Cosicché è scoppiata la polemica: Filippetti critica l'efficienza  della macchina burocratica di Hadopi e la sproporzione tra risorse impiegate e risultati conseguiti, la presidente di quest'ultima Marie-Françoise Marais ribatte che l'organismo ha ricevuto per legge un mandato preciso e non dispone dei fondi necessari a stimolare il consumo legale di musica digitale. E l'esito più probabile è che il governo Hollande provveda a una profonda revisione della normativa spostando il tiro verso siti (e anche provider) che traggono evidenti vantaggi economici dalla pirateria. Previste, al riguardo, consultazioni con l'industria di settore (che dovrebbero protrarsi da ora fino alla prossima primavera),  mentre gli stanziamenti destinati a Hadopi sono già stati drasticamente ridotti.  
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