Muse, la videointervista: 'The 2nd law', il nostro album più libero'

Muse, la videointervista: 'The 2nd law', il nostro album più libero'

Londra. Vivere assieme. Essere liberi. Divertirsi suonando. Sperimentare grazie alla consapevolezza. Sono queste le parole e le espressioni chiave dei “nuovi” Muse, che oggi hanno incontrato la stampa a Milano per presentare “The 2nd law”, nuovo album in uscita il 2 ottobre.

Non è cambiato molto ed è cambiato tutto, nel mondo del trio inglese: i Muse sono sempre epici e grandiosi, ma anche intensi e passionali. Ma questa volta hanno prodotto un disco più vario, dove le cavalcate si alternano a brani più intimi, le orchestrazioni all’elettronica, i fiati ai riferimenti agli anni ’80. E, soprattutto, hanno “recuperato” il loro bassista: non era mai andato via, Chris Wolstenholme; ma i suoi problemi con l’alcol di certo non lo avevano aiutato a fare musica.

 

Chris appare ora in splendida forma, tanto da avere contribuito al disco con due canzoni cantante in prima persona, “Save me” e “Liquid state”. Quest’ultima è ispirata dai suoi “rough times” che Chris ci ha raccontato nella videointervista che abbiamo realizzato.

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Oltre alla videointervista, Abbiamo parlato con tutta la band, 20 minuti con ognuno, separatamente: Matt, Dom e Chris giravano da un tavolo all’altro passando in rassegna giornalisti. Tutti hanno ripetuto che quelle che hanno generato l’album sono state le “Le sessioni più produttive della nostra storia”, come dice Chris. Fondamentale la scelta di tornare a registrare a Londra, a un tiro di schioppo da casa: una scelta logistica che ha permesso di lavorare con più serenità. Così come l’esperienza accumulata con “The resistance”, l’album di 2 anni fa che fu il primo prodotto senza l’aiuto di produttore esterni: “Quel disco ci ha insegnato molte cose dello studio, era la prima volta che non avevamo la copertura di un produttore. Così questa volta eravamo più a nostro agio in studio, potevamo divertirci”, dice Chris. “I produttori finiscono per importi le proprie idee”, gli fa eco Matt. “Noi siamo eclettici di natura, ma non abbiamo trovato nessuno che capisse la nostra ricerca di diversità; ora che che siamo in grado di gestire meglio lo studio da soli ci possiamo divertire”.
“Così come la mia musica è ogni tanto volutamente eccessive e altre minimale, anche io muovo tra idee grandi futuristiche e idee legate ai limiti della natura e di come viviamo la terra, problemi economici”, dice Matt, a proposito del titolo dell’album. “Mi sono ricordato della seconda legge della termodinamica che dice che l’energia sta tendenzialmente dimunendo nell’universo: è una constazione che dobbiamo affrontare, un limite”. Poi rendendosi conto che il discorso vola fin troppo alto e lui rischia di impappinarsi, scoppia a ridere e dice: “Sembro stupido, me ne rendo conto”.
Ma, parlando di canzoni, Matt spiega: “Io tendo a scrivere canzoni teatrali e drammatiche e questo mi piace. Ma mi piace anche scrivere canzoni più semplici, da sentimenti semplici come litigare con il proprio partner e rendersi conto di avere sbagliato. E’ qualcosa a cui ci si può relazionare. L’ultima volta che ho scritto canzoni così personalo come ‘Madness’ e ‘Follow me’ è stato ai tempi di ‘Showbiz”.
Tutti si dicono contenti che Chris abbia scritto delle canzoni: Matt perché la sua voce potrà prendersi qualche minuto di pausa nei concerti, quando toccherà al bassista cantare. Dom perché finalmente “Chris ha una visione più chiara delle cose ed è riuscita ad esprimerla. L’ultimo disco l’abbiamo fatto praticamente io e Matt”. Chris invece spiega: “Ho scritto musica constantemente negli ultimi 10 anni. Ma la cosa che mi ha sempre fermato dal portarle nella band è che non scrivevo i testi. Le cose che mi sono successe negli utlimi anni mi hanno fatto pensare che avevo delle cose da dire e ho cercato di essere semplice, di non strafare. Il difficile non è scrivere, ma quando la gente ascolta quello che hai scritto - anche se non ci sono riferimenti diretti”.
Le canzoni verranno suonate anche nel tour, che li porterà in Italia già a novembre, il 16 a Bologna (Unipol Arena) e il 17 novembre a Pesaro (Adriatic Arena). Dom afferma che è già prevista una seconda tornata di concerti negli stadi per l’estate: “Faremo Roma o Torino”, rivela.
Sia quel che sia, lo show sarà sempre spettacolare. Niente più “torre” come il tour precedenti - di cui i Muse raccontano aneddoti non proprio leggeri, come il timore di cadere dai “balconi” in cui i tre suonavano o il rack delle chitarre di Matt che invece, quello sì, è volato giù una volta. “Il tour sarà molto più semplice questa volta”, racconta Chris: “Abbiamo imparato molte cose dall’ultimo tour, prendendoci una settimana di pausa ogni tre, e questo permette di stare in tour più a lungo. Siamo d’accordo su questo punto, sul trovare un equilibrio tra la band e la vita personale. Lo stage sarà dominato da una piramide rovesciata fatta di schermi LED: stasera torniamo a Londra per incontrare i videomaker i cui filmati appariranno sugli schermi.
Un ultimo dettaglio: il chiacchierato ritardo dell’album, originariamente previsto per metà settembre, è stato causato da Matt e dalla scelta dell’artwork. “Non sono un grande appassionato di riviste, leggo solo BBC Focus: è lì che ho visto per la prima volta questo tipo di immagine”, ovvero una rappresentazione al neon dei circuiti di processo delle informazioni nel cervello. “Solo che poi non riuscivo più a trovare la fonte e abbiamo perso molto tempo. E’ una risposta noiosa, lo so, ma è andata così”.

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