Ricerca inglese: lo streaming di musica inquina più dei cd

Una ricerca a cura del sito inglese di informazione e studi musicali MusicTank rivela che lo streaming di musica dal computer è potenzialmente meno ecocompatibile della produzione e distribuzione di Cd, in altre parole più dannoso - in prospettiva - per l'ambiente. "Ascoltare in streaming o scaricare 12 tracce musicali senza compressione, da parte di un solo utente e  per sole 27 volte,  equivale, in termini di consumi energetici, alla produzione e spedizione di un album fisico in formato cd contenente lo stesso numero di canzoni", scrive Dagfinn Bach nella sua ricerca evocativamente intitolata "The dark side of the tune: The hidden energy cost of digital music consumption". "Una delle conseguenze attese dello sviluppo digitale è sempre stata la decrescita dei pesanti costi ambientali che, nella nostra percezione, vengono associati ai prodotti fisici", spiega Bach. "Tuttavia esiste un costo connesso al digitale che riceve ben poca attenzione al di fuori del settore dell'ICT: l'energia. La musica digitale non viene distribuita in un vuoto ambientale. Mentre gli impianti di duplicazione di cd e vinili sono sempre meno numerosi e si riduce il numero di camion che viaggiano per strada trasportando la merce nei negozi, la crescita del traffico di dati provocata dai servizi che offrono contenuti digitali implica i suoi rischi e problemi ambientali".  Secondo i calcoli di Bach, il traffico globale di dati sulle reti raggiungerà nel 2027 il volume di 1 yottabyte, pari a oltre un quinto del consumo mondiale di energia elettrica. La sola piattaforma di YouTube, a suo giudizio, potrebbe presto assorbire l'uno per cento della domanda globale di elettricità.

 

Commentando i risultati dell'indagine Tom Quillfeldt  aggiunge che "la nostra richiesta di dati succhiati dalla nuvola e diffusi in streaming su computer, tablet e smartphone richiede risorse considerevoli. Il trasferimento potrebbe sembrare intangibile, ma non dovremmo chiudere gli occhi davanti a ciò che produce in termini di impatto". "In anni recenti", ricorda lo stesso Quillfeldt, "è stato fatto molto per tagliare le emissioni nocive prodotte dai tour, per migliorare la sostenibilità dei festival e ridurre gli sprechi correlati all'emissione di nuovi dischi. Sarebbe in qualche modo sbagliato ignorare queste sfide quando si tratta di distribuzione digitale, sopratutto dal momento che soluzioni potenziali come il caching o i dispositivi di archiviazione di massa potrebbero già essere a nostra disposizione".


Di questi argomenti, e delle eventuali responsabilità della comunità creativa, delle autorità politiche e delle imprese tecnologiche, MusicTank discuterà nel corso di una conferenza in programma alla Fyvie Hall dell'Università di Westminster il prossimo 11 ottobre.
 

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