La band irlandese ha pubblicato “Wake up and smell the coffe” lo scorso autunno. Verso la fine del tour (che proseguirà in estate in America, quindi Asia e probabilmente tornerà in Europa –Italia compresa- verso l’autunno) i Cranberries pubblicheranno un greatest hits, che sarà l’ultimo atto dell’attuale contratto che li lega alla Island, etichetta del gruppo Universal. “E’ normale pubblicare una raccolta dopo cinque dischi, è una pratica diffusa”, spiega Dolores. “Dopo saremo liberi di decidere”, canticchia (citando “Free to decide”, brano del gruppo). “Non sappiamo ancora se rinnoveremo il contratto: eravamo molo giovani quando lo abbiamo firmato; nel frattempo tutte le persone con cui lavoravamo quando abbiamo iniziato se ne sono andate in seguito alla fusione tra Polygram e Universal. Quindi, davvero, non so cosa faremo. Però capisco gente come Tom Waits, che ha lasciato una major per accasarsi una piccola etichetta come la Epitaph: le indie sono molto più comode. Non subisci pressioni per avere un hit dietro l’altro e nessuno ti impone nulla.”.
Quanto all’esibizione di stasera (il brano prescelto è “Analyze”), i Cranberries si dicono dispiaciuti di essere costretti al playback. “Ma è una cosa che capita ovunque in TV, non è solo un problema italiano”, precisano. “E’ più comodo, soprattutto per una band come noi che per esibirsi dal vivo dovrebbe portarsi dietro un bel po’ di strumentazione”. Ultima battuta per i compatrioti Corrs, che si esibiranno pure loro questa sera nel corso del Festival. Dolores li liquida velocemente: “Non li conosciamo personalmente. Cosa pensiamo della loro musica? Non ci pensiamo, in realtà…”