I System of A Down tra metal e tradizione armena

I System of A Down tra metal e tradizione armena
I System of a Down, approdati in Italia con il loro tour lo scorso venerdì 8 marzo, sono una delle band più particolari della nuova ondata metal proveniente dagli Stati Uniti: Rockol li ha incontrati al Palavobis di Milano dove, nonostante la serata (quasi) finale della kermesse sanremese, hanno registrato il tutto esaurito. I giornalisti sono stati accolti per l'occasione dal bassista Shavo Odadjian e dal batterista John Dolmayan, raggiunti solo in un secondo tempo dal cantante Serj Tankian. I tre musicisti si sono mostrati molto gentili e disponibili con tutti: la conferenza stampa, infatti, ha rapidamente assunto toni da chiacchierata tra amici. I System of a Down sono americani, più precisamente californiani, ma non possono (e soprattutto non vogliono) nascondere le loro origini armene, ben distinguibili nei loro tratti somatici. Ed è proprio stata la cultura del loro paese la vera protagonista della discussione che i giornalisti, questa sera, hanno tenuto con i tre membri della band (sovente fatta confluire nel calderone nu metal, sebbene il suo stile sia in realtà difficile da etichettare). Nelle canzoni del gruppo californiano la tradizione armena emerge :”Non perché la mettiamo volutamente” ha spiegato Shavo, “ma semplicemente perché succede, perché siamo armeni e condividiamo queste radici che sono un'importante elemento di coesione nel nostro gruppo”. Nel loro precedente album omonimo i SOAD avevano dedicato un'intera canzone al tema del genocidio del loro popolo che aveva avuto luogo nel 1915 ad opera dei Turchi e che la band non vuole venga mai dimenticato; in Turchia, in quell'anno, avvennero infatti numerosi massacri che culminarono con la deportazione in Siria e Mesopotamia di circa 1.750.000 armeni, di cui solo un terzo sopravvisse. In “Toxicity” invece, il loro ultimo lavoro discografico, le origini della band emergono soprattutto nelle sonorità che caratterizzano alcuni brani, in particolare in “Science” e nella traccia nasconsta "Arto", dove il polistrumentista Arto Tuncboyaciyan, che ha già collaborato con artisti del calibro di Al Dimeola, Wayne Shorter e Chet Baker, ha suonato veramente di tutto: da una bottiglia di Coca Cola, al suo petto nudo che ha percosso con le sue stesse mani.
I System of a Down sono un gruppo che ama esprimere tutto ciò che pensa, soprattutto per quanto riguarda le ingiustizie che accadono nel mondo, le guerre e i problemi legati all'ecologia. Si mostrano molto critici nei confronti della società americana e soprattutto nei confronti della polizia con la quale, secondo loro, nessuno riesce ad avere un “rapporto umano”. Shavo ha raccontato simpaticamente una sua esperienza con le forze dell'ordine italiane: “Quando sono arrivato all'aeroporto di Milano, mi hanno subito perquisito ovunque: dicevano che volevano scoprire dove tenessi la droga e mi hanno portato in una stanza per fare i controlli. Solo dopo aver guardato nei miei vestiti e in ogni angolo della mia borsa, mi hanno detto 'Welcome to Milan'”.
La trascrizione completa dell'intervista con i System of Down verrà pubblicata prossimamente da Rockol.
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