Niente eccezioni per Morpheus, Grokster e KaZaA: il processo si farà

Niente eccezioni per Morpheus, Grokster e KaZaA: il processo si farà
I tre popolari servizi di file sharing, che consentono lo scambio gratuito e non autorizzato di filmati e brani musicali in rete, non possono ritenersi estranei agli eventuali “scippi” digitali perpetrati dai loro utenti: lo ha stabilito lunedì scorso, 4 marzo, un giudice americano respingendo la tesi secondo cui Morpheus, KaZaA e Grokster potrebbero trovare appiglio in una sentenza della Corte Suprema che, negli anni '80, aveva esentato i produttori di videoregistratori da ogni responsabilità per l'eventuale “uso improprio” (leggi copia di materiale protetto da diritti d'autore) da parte dei consumatori. Di conseguenza, le società che gestiscono le tre reti di scambio on-line dovranno affrontare il processo che nei loro confronti è stato istruito su iniziativa dell'industria cinematografica e delle maggiori etichette musicali.
Intanto Morpheus, che ha raccolto l'eredità di Napster da quando il sito di Shawn Fanning ha iniziato le note traversie giudiziarie, è in conflitto non solo con l'establishment cinematografico-musicale ma anche con il service provider FastTrack, a cui non ha pagato il rinnovo della licenza di connessione (60 mila dollari) per contrasti legati alle condizioni contrattuali e alla relativa documentazione. Il suo conseguente passaggio sulla rete di distribuzione di Gnutella ha improvvisamente rilanciato le azioni di quest'ultima, che dopo avere introdotto in rete uno dei primi sistemi di scambio decentralizzati (senza server centrale) era stata sopravanzata dall'avvento di servizi più veloci ed efficienti. L'affiliazione della comunità virtuale di Morpheus ne avrebbe triplicato il numero di utenti abituali, portandolo a un totale che supera i 350 mila. FastTrack (a cui fanno capo tanto Grokster che KaZaA) avrebbe corrispondentemente subito una leggera contrazione di traffico secondo quanto rivelano i dati raccolti dall'istituto Redshift Research. Secondo il ricercatore Matt Bailey (che prima era in forze a Webnoize, vedi news), le cifre dimostrano, ce ne fosse bisogno, la flessibilità dei servizi di file sharing e la mobilità del pubblico che ne fa uso, nonché le difficoltà che l'industria del cinema e della musica incontrano e incontreranno a maggior ragione nel futuro nel cercare di arginare e di tenere sotto controllo il fenomeno.
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