Cotratti discografici: le 'indies' americane si schierano con le major

Cotratti discografici: le 'indies' americane si schierano con le major
Le major americane trovano nuovi alleati nel confronto-scontro che le oppone agli artisti promotori della Recording Artists Coalition in merito alla durata e ai vincoli dei contratti che legano le due categorie (vedi news): in occasione di una conferenza organizzata martedì scorso, 26 febbraio, per illustrare i programmi della California Music Coalition (un’iniziativa che aggrega sia la grande che la piccola industria discografica operante nello stato) diversi esponenti della scena “indie” e del mondo produttivo (fabbriche di CD) hanno difeso l’emendamento che, in deroga alla norma generale, consente alle case discografiche di far valere i loro diritti nei confronti degli artisti musicali che non assolvono ai loro obblighi contrattuali anche dopo trascorsi i sette anni che la legge fissa come durata massima per i rapporti professionali che coinvolgono i lavoratori dello spettacolo.
Sulla questione è di nuovo intervenuto Miles Copeland, proprietario dell’etichetta Ark 21 ed ex manager di artisti come Sting e Zucchero: secondo Copeland liberare gli artisti da ogni obbligo contrattuale dopo sette anni significa obbligare le case discografiche a spendere ingenti somme di denaro per assicurarsene le prestazioni nell’immediato futuro, prosciugando i fondi disponibili per il lancio e lo sviluppo di nuovi talenti. “Se le superstar associate nella Recording Artists Coalition (Don Henley, Sheryl Crow, Dixie Chicks e numerosi altri) riusciranno nel loro intento”, ha detto Copeland, “sono convinto che questo avverrà a spese degli artisti che non ce l’hanno ancora fatta”.
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