Daft Punk, Air...gli inglesi ammettono il "pericolo francese"

Daft Punk, Air...gli inglesi ammettono il "pericolo francese"
Se i nostri vecchi, durante il Ventennio, parlando della Cina la indicavano come il "pericolo giallo", ora gli inglesi parlano apertamente di un "pericolo francese". Le loro sacre classifiche, un tempo meta di gruppi e singoli artisti britannici, un po' di americani, casomai qualche canadese ed australiano, il tutto purché dichiaratamente anglofono, da qualche mese stanno infatti tremando sotto l'onda d'urto degli amati ed odiati (più spesso solamente derisi) cugini francesi. Già, loro, quelli che l'inglese medio descrive come "mangialumache". Prima i Daft Punk, ora gli Air (quelli di "Sexy boy"), sono lì nelle loro amate charts non più vergini dall'elemento "straniero".
A fare il punto della situazione è il settimanale britannico "Melody Maker", il quale, nel numero attualmente in edicola (beh, alcune edicole) in Italia, dedica al fenomeno una pagina intera. L'intento di fondo è quello di dimostrare la valenza della nuova scuola francese, l'unità della stessa, il senso di appartenenza alla nazione gallica, anche se poi alla fine quasi tutti i gruppi intervistati concordano nell'affermare che della Francia non gliene frega più di tanto. Sentite, ad esempio, i Daft Punk: "Abbiamo registrato l'album in camera da letto, ed è stato sicuramente più influenzato dalla scena house di Chicago che da tutto il resto della musica parigina". Il Maker, comunque stiano le cose, per il "pericolo francese" si è inventato una bella etichetta ad hoc: "Paris disko". Non rinunciando a chiamarla, con la quasi onnipresente prosopopea che alligna oltremanica, con un altro nome che nelle intenzioni dovrebbe risultare divertente: "Baguette beat".
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