I dubbi del giudice Patel: 'Che MusicNet sia più pericoloso di Napster?'

La guerra al sito di Shawn Fanning rischia di trasformarsi in un boomerang per l’industria discografica americana, dopo che il giudice Marilyn Hall Patel ha accolto una mozione di difesa presentata dalla Web company californiana puntando il dito contro i rischi alla libertà di concorrenza insiti nelle nuove iniziative di distribuzione on-line controllate direttamente dalle major.
La Patel, che nel scorso aveva intimato a Napster l’esclusione dal suo servizio di file sharing di tutto il materiale non autorizzato, ha concesso alle parti altre due settimane di tempo per presentare ulteriori documenti di rilevanza processuale, chiedendo in particolare alle case discografiche di dimostrare inconfutabilmente i loro diritti di proprietà riguardo a brani musicali che, secondo i legali di Napster, apparterrebbero invece in prima istanza agli artisti interpreti: il sito Web, ha sentenziato il giudice, ha diritto di sapere se le major possono davvero arrogarsi il diritto di imporre uno stop alla circolazione dei brani in rete, o se questa facoltà non spetti piuttosto agli artisti.
Ma la Patel, nel motivare le sue ultime decisioni, è andata ben oltre, esprimendo preoccupazione per il grado di controllo che le grandi case discografiche sono in grado di esercitare sulla diffusione della musica in rete. Nel suo mirino è finita soprattutto MusicNet, la joint venture tra Bertelsmann, AOL Time Warner, EMI e il partner tecnologico RealNetworks che a Napster ha concesso una licenza d’uso del suo catalogo on-line nonché della sua piattaforma tecnologica: “l’ingresso dei ricorrenti nel mercato della distribuzione digitale può implicare un’elusione della normativa antitrust” scrive il giudice, aggiungendo che lo scenario della musica digitale è cambiato radicalmente da quando la vertenza tra industria discografica e Napster arrivò per la prima volta sul suo tavolo. In particolare, i dubbi della Patel si riferiscono alle clausole del contratto di licenza stipulato con MusicNet, che impedirebbe al sito di Shawn Fanning di avere accesso al repertorio delle major che non fanno parte della joint venture (Sony Music e Universal) imponendole una sorta di esclusiva che ne rafforzerebbe la posizione di monopolio. Ce n’è abbastanza, secondo il giudice, per sollevare un fondato dubbio di violazione delle norme che tutelano la concorrenza ed avanzare l’ipotesi di un cartello oligopolistico, in quanto è irrealistico immaginare che la joint venture tra le major abbia preso decisioni sganciate dalla volontà delle società costitutive sulle questioni che riguardano prezzi e contenuti delle licenze.
I rappresentanti di Napster, che continuano in parallelo a tentare un accordo commerciale con le major per il servizio on-line da tempo annunciato, hanno naturalmente mostrato di apprezzare le conclusioni del giudice. Tacciono invece, almeno per il momento, i portavoce di MusicNet.
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