Stephen Navin (V2) parla con Rockol:
'Il futuro del disco? Noi ci saremo'

Stephen Navin (V2) parla con Rockol: 'Il futuro del disco? Noi ci saremo'
Per la V2 di Richard Branson il peggio è ormai passato ed è arrivata l'ora del rilancio, a dispetto dei conti ancora in rosso, delle distrazioni del titolare (tentato da altri, più remunerativi business come la telefonia cellulare) e delle recenti, drastiche riduzioni di organici e strutture a livello internazionale. Parola di Stephen Navin, il cinquantunenne manager di origine irlandese che Branson ha richiamato alla sua corte nel dicembre scorso (vedi news), rinverdendo una collaborazione che risale a fine anni '70 (quando il magnate britannico aveva ancora il controllo della Virgin), per affidargli l'incarico ad interim di amministratore delegato con la missione urgente di rimettere in sesto i bilanci della società. “Nei confronti di Richard ho sempre provato un senso di grande lealtà”, ci racconta Navin, di passaggio negli uffici V2 di Milano a fine settimana scorsa. “Quando mi ha chiesto di dargli una mano non ho saputo tirarmi indietro, stimolato dal fatto che lui stesso ha deciso di rimboccarsi le maniche e di rimettersi in gioco. Non so quanto durerà il mio impegno”, si affretta comunque ad aggiungere, “anche perché dall'inizio mi è stata prospettata un'altra posizione professionale che mi permetterebbe di lavorare due giorni alla settimana: il che, per un pigro come me, è un'occasione più che allettante…”
Ma è davvero così in salute, oggi, la V2? Poco tempo fa, lo stesso Branson aveva ammesso alla stampa il suo disappunto per il fatto che, a cinque anni dalla sua costituzione, l'etichetta non sia ancora stata in grado di produrre utili. “Se c'è un problema”, replica Navin, “quello riguarda gli Stati Uniti. In Italia, in Benelux e anche in Gran Bretagna siamo in attivo. Ma anche negli USA, nonostante ci vogliano un sacco di soldi per far funzionare le cose, abbiamo un vantaggio rispetto ai nostri concorrenti: con Andy Gershon come nuovo presidente e direttore artistico, siamo diventati un marchio credibile e attraente per gli artisti, specie dopo che gente come Moby e White Stripes ha firmato con noi” (per il solo Nord America, però). “E gli USA – aggiunge - oggi sono una fonte strategica di repertorio, anche più dell'Inghilterra. Guardi i video in TV, e sono sempre gli artisti americani ad attirare la tua attenzione. C'è poco da fare: oggi la musica che arriva dagli Stati Uniti viaggia nel mondo molto più di quella inglese”. Che, questione di orgoglio nazionale, non passerà comunque in second'ordine nelle attenzioni di Branson e dei suoi. “Siamo convinti che gli Stereophonics abbiano molto da dire sul mercato internazionale, a cominciare proprio dagli USA. Ci aspettiamo un salto di qualità dal prossimo album degli Elbow e riponiamo molte speranze nei Liberty, una pop band che abbiamo appena lanciato. Abbiamo un gran bel roster, insomma: anche in Italia, dove io e Alessandro (Massara, general manager della filiale italiana) siamo molto fiduciosi nelle possibilità di un artista come Giuliano Palma. Se invece mi parli di ambizioni internazionali per gli artisti di origine continentale, ti rispondo che è meglio pensare di fare un passo per volta: in Svezia abbiamo gli Eskobar, e la Francia ha adottato Billy Crawford come si trattasse di un artista locale. Ma bisogna restare realistici”. Non è solo il potenziale artistico della V2, comunque, a mettere di buon umore il braccio destro di Branson: “E' anche il nuovo assetto finanziario dell'azienda a darci fiducia per il futuro: dal mese prossimo la Morgan Stanley rileverà direttamente una quota significativa della società (il 47,5 %), e il loro appoggio significa prospettive concrete di crescita e grandi capacità di investimento per i prossimi due o tre anni. Oggi siamo un'azienda solida e stabile: non so se lo stesso si potrà dire nel prossimo futuro per EMI, Virgin o Sony. Noi non siamo dei carri armati , non dobbiamo più sostenere costi fissi che strangolano la società. Come si dice: se guadagno venti sterline e ne spendo diciannove il risultato è la felicità; se spendo venti sterline e un penny, il risultato è la miseria”.
La ricetta di Navin, come quella di altri “uomini d'ordine” chiamati di recente al salvataggio di etichette in balìa delle burrasche del mercato, sembra improntata ad un giusto mix di buon senso negli affari e creatività artistica. “Ma alla base ci devono sempre essere artisti credibili e musica di qualità: altrimenti non ha più senso spendere una barca di soldi nel marketing. Il mio compito alla V2 è proprio di fare in modo che all'etichetta arrivi un flusso costante di buona musica”. E non mancano infatti i “rumours” di abboccamenti con artisti di grande profilo: da Rod Stewart (“strappato” a suon di dollari da Clive Davis per la sua J Records, vedi news) ai Pearl Jam, vecchio “pallino” del direttore artistico Gershon che con Eddie Vedder ha avuto modo di lavorare per la colonna sonora di “I am Sam” (vedi news). “Il progetto di “I am Sam” è stata un'idea di Andy: l'album è già disco d'oro negli Stati Uniti, e in Europa potrebbe essere uno 'sleeper' che ci darà alla fine grandi risultati: anche se il film non dovesse far breccia nel pubblico, l'album ha un grande valore in sé”.
Niente da fare, invece, per “Rod the Mod”: “Ci sarebbe piaciuto coinvolgerlo in un progetto analogo a quello che ha rilanciato la carriera di Tom Jones. Ma Clive Davies è un genio e certo anche a lui non mancheranno le idee in proposito”. Qualche somiglianza tra il grande vecchio della discografia USA e Richard Branson? “Non direi”, chiosa Navin con un sorriso malizioso. “Clive di certo ha più gusto e fiuto musicale…”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.