Mosca, giudicate colpevoli le Pussy Riot: due anni di carcere

Mosca, giudicate colpevoli le Pussy Riot: due anni di carcere

Il tribunale di Mosca ha emesso una sentenza che prevede due anni di carcere per tre delle Pussy Riot, l'ensemble russo che lo scorso febbraio fu fermato dalle autorità dopo aver inscenato una protesta sull'altare maggiore della cattedrale di Cristo Salvatore, nell'ex capitale sovietica: per Nadezhda Tolokonnikova, 23 anni, Maria Alekhina, 24, e Yekaterina Samutsevich, 29, la corte - presieduta dal giudice Marina Syrova - ha accolto l'accusa di teppismo motivato da odio religlioso.

Con una canzone "blasfema", "insultante" e "gravemente offensiva nei cofronti dei fedeli ortodossi" le Pussy Riot si sono rese responsabili, come si legge nella sentenza, di una "grave violazione dell'ordine pubblico", durante il quale sarebbe stato esplicitato il proprio "odio basato su affiliazione religiosa". La pubblica accusa aveva richiesto una pena di tre anni da scontare presso un campo di lavoro, benché secondo la legislazione russa la Tolokonnikova, la Alekhina e la Samutsevich avrebbero potuto essere condannate fino a sette anni di carcere. La giudice ha escluso che il provvedimento sia di carattere politico, spiegando come nella sentenza non si faccia cenno al carattere anti-governativo della protesta ma solo a quello blasfemo dell'azione dimostrativa. Tuttavia, sono molti gli osservatori internazionali a sospettare come una condanna di questo tipo possa stringere ulteriormente i rapporti tra il Cremlino e le autorità religiose ortodosse, divenute sempre più influenti nel corso degli ultimi anni.

La corte di Khamovnichesky, dove si è tenuta la lettura della sentenza, è presidiata dalle prime ore di questa mattina da agenti in tenuta antisommossa, nel timore che le manifestazioni in solidarietà alle tre artiste possano sfociare in tumulti di piazza: nelle ultime ore diverse persone sono state tratte in arresto dalla polizia davanti al tribunale, tra le quali due sostenitori della band, Sergei Udaltsov, militante del Fronte di Sinistra e leader dell'opposizione anti-Putin, e il campione di scacchi e attivista Garry Kasparov.

Solo ieri era stato diffuso il messaggio indirizzato dall'ex Beatle Paul McCartney alle ragazze: "Nel mondo civile è consentito ai cittadini esprimere le proprie opinioni, almeno finché le stesse non offendano nessuno", si legge nella lettera aperta indirizzata dall'ex Beatle alle tre artiste: "Credo che questo sia il modo migliore che ogni società possa adottare. Spero che teniate duro, consapevoli del fatto che tanta altre gente che come me creda nella libertà di parola continui a fare il possibile per sostenervi e sostenere il concetto di libertà artistica".

Sul panorama internazionale, non si contano più - ormai - gli artisti intervenuti a sostegno delle tre Pussy Riot sotto processo presso la corte moscovita: solo negli ultimi giorni, messaggi di solidarietà sono stati espressi da Peaches, Kate Nash, Knife, Scissor Sisters e Peter Bjorn, ai quali si aggiungono nomi come quelli di Bjork, Jarvis Cocker (frontman dei Pulp), Johnny Marr degli Smiths, Alex Kapranos (cantante dei Franz Ferdinand), Red Hot Chili Peppers, Who e Madonna, che per essersi espressa in loro favore la scorsa settimana si guadagnò il poco lusinghiero appellativo di "vecchia puttana" dal vicepremier russo Dmitri Rogozin.

In Italia, oltre agli Elio e le Storie Tese, ha espresso "più che solidarità" all'ensemble russo - per mezzo della sua pagina personale di Facebook - Vasco Rossi.

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