Pete Yorn, la musica del giorno dopo

Pete Yorn, la musica del giorno dopo
Nel giro del rock americano circola insistentemente da qualche tempo un nome: Pete Yorn. Il cantautore californiano ha pubblicato il suo disco d'esordio “Musicforthemorningafter” nella primavera del 2001 in America (da noi è uscito la scorsa estate – vedi lo spazio recensioni-, mentre nel resto d'Europa uscirà il mese prossimo), generando un passa parola fatto di articoli, critiche positive e apprezzamenti di illustri colleghi. Primi fra tutti i R.E.M., a cui la musica di Yorn deve non poco. “Il loro manager, Bertis Downs ha avuto una copia del mio disco forse ancora prima che uscisse e se ne è innamorato, parlandone al resto del gruppo”, ha raccontato Yorn a Rockol nel suo breve passaggio milanese per interviste e mini-esibizioni televisive e radiofoniche. “E' finita che quando sono stato a suonare a Seattle nel locale di Peter Buck, lui era lì a guardarmi tutto il tempo con uno sguardo di approvazione; alla fine dello show è venuto a presentarsi. Così abbiamo fatto amicizia e insieme abbiamo inciso una nuova versione del mio nuovo singolo 'Strange condition'”.
Il brano, la cui versione originale è inclusa in “Musicforthemorningafter”, verrà pubblicato presto in America in un EP che conterrà quattro cover che rendono bene l'idea dello spettro sonoro in cui si muove la musica di Pete Yorn: “Dancing in the dark” e “New York city serenade” di Springsteen, “Panic” degli Smiths e “China girl” di Iggy Pop e David Bowie. Uno strano ma efficace miscuglio di rock americano classico (oltre ai R.E.M. e a Springsteen vengono in mente i Replacements) e influenze di brit-rock e new-wave. “Sono cresciuto ascoltando gruppi come i Joy Division e gli Smiths”, racconta Yorn. “All'inizio avevo una sorta di repulsione per il rock americano. Poi poco per volta mi ci sono riavvicinato e tutto questo è finito nella mia musica. Ho cercato di inserire nelle mie canzoni anche elementi contemporanei, come loop ed elettronica, ma usati con molta cautela”. Pete Yorn, come ci racconta lui stesso, è uno di quei casi ormai sempre più rari di cantante che mandano un demo alla casa discografica e vengono richiamati: “a dire la verità ci ho provato per anni, mandando i miei pezzi ovunque. Un giorno, un paio di anni fa, mi chiamano quelli della Columbia e mi convocano a New York per un provino dal vivo nei loro uffici, solo io con la mia chitarra. Si dice che nella vita esistano tre momenti di svolta, in cui tutto può prendere una direzione o quella opposta, e pensavo che fosse uno di quelli. Quella mattina mi sono alzato, ho scritto una nuova canzone, e l'ho suonata. E' andata bene e dopo un po' mi hanno richiamato per firmare il contratto”.
Sempre a proposito della Columbia, casa discografica anche di Springsteen, Yorn ci racconta un curioso aneddoto: “Qualcuno ha messo su le mie cover del boss ad un party della casa discografica a cui lui era presente. Mi dicono che, sentendole abbia detto (imita la voce roca di Sprigsteen) 'ehi, alzate il volume! Chi è?'. Il suo manager, Jon Landau, è poi venuto a farmi i complimenti da parte sua qualche giorno fa a Londra”.
(gs)
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