Britney Spears mette nei guai Clear Channel?

La reginetta del pop americano sarebbe una delle vittime della longa manus del colosso statunitense dell’intrattenimento, la cui concentrazione di interessi nel settore radiotelevisivo e sul fronte dell’organizzazione dei concerti (anche in Italia, dove da qualche mese Clear Channel ha rilevato le due maggiori agenzie nazionali, Milano Concerti e Trident Agency, vedi news) avrebbe conseguenze negative non solo per gli artisti ma anche per i concorrenti, i consumatori, gli inserzionisti pubblicitari e le case discografiche.

Lo sostiene, sollecitando un possibile intervento degli organi antitrust e delle autorità che vigilano sul commercio, il deputato democratico californiano Howard Berman, che in una lettera indirizzata al ministro della Giustizia John Ashcroft e al presidente della Federal Communications Commission Michael Powell esprime la sua preoccupazione per gli effetti prodotti dall’integrazione di tipo verticale ed orizzontale che la holding statunitense è in grado di realizzare sul mercato dell’intrattenimento.

Rifacendosi a quanto riportato dalla stampa e a testimonianze raccolte di persona, Berman punta il dito sulle presunte azioni di rappresaglia messe in atto da Clear Channel nei confronti di coloro che non ne accettano la presenza invasiva sul mercato: tra questi artisti come la stessa Britney Spears, che come altri colleghi avrebbe subìto un ostracismo radiofonico e un boicottaggio promozionale dopo avere deciso di ricorrere ad altre agenzie di organizzazione di concerti per il suo ultimo tour, nell’agosto scorso (vedi news). Sempre secondo Berman, il controllo esercitato sul mercato da Clear Channel si sarebbe tradotto in un danno per i consumatori, producendo un incremento nel prezzo dei biglietti dei concerti nonché una riduzione nella gamma di musica trasmessa per radio; il deputato americano accusa anche la multinazionale di avere messo in piedi una sorta di gioco di scatole cinesi al fine di acquisire nuove stazioni radiotelevisive, lasciandole in parcheggio presso società "guscio" esterne per evitare di incorrere nei limiti di proprietà imposti dalle norme che tutelano la concorrenza. .


Le accuse, come si vede, sono gravi e circostanziate (per quanto tutte da provare in tribunale): ma tra i commentatori c’è già chi fa osservare che difficilmente troveranno ascolto presso l’amministrazione repubblicana del presidente George W. Bush.
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