Universal-EMI, anche i boss di Mute, Domino, PIAS e MoS favorevoli alla fusione

Universal-EMI, anche i boss di Mute, Domino, PIAS e MoS favorevoli alla fusione

Diverse personalità di spicco della scena indie  la pensano come Patrick Zelnik, boss dell'etichetta francese Naive, a proposito della prospettata fusione tra Universal ed EMI. Il discografico francese ha aperto la strada (spaccando di fatto il fronte, fino ad allora compatto, dell'organizzazione internazionale Impala di cui è co-presidente), e in questi ultimi giorni dalla sua parte si sono schierati nomi importanti come Daniel Miller della Mute, Laurence Bell della Domino; Kenny Gates della PIAS e James Palumbo di Ministry of Sound.



Miller,  che nel 2010 aveva riacquistato proprio dalla EMI i diritti di utilizzo del marchio da lui fondato e una parte del catalogo,  ha parlato di "un'opportunità di rafforzare il settore indipendente. A mio modo di vedere sarebbe una buona cosa per la Mute, per i nostri artisti e per l'intera rete di distribuzione indipendente". Con i disinvestimenti annunciati da Lucian Grainge, amministratore delegato di Universal, lo stesso Miller  potrebbe riprendere possesso dei master ceduti alla EMI nel 2002, inclusi quelli di artisti come Depeche Mode, Kraftwerk e Goldfrapp.



Del suo stesso avviso è Bell, la cui Domino pubblica tra gli altri i dischi di Franz Ferdinand e Arctic Monkeys: "Ho dato un'occhiata alle concessioni (proposte da Grainge) e credo che siano davvero notevoli. La sua mi sembra una mossa sincera" ha dichiarato al Financial Times il discografico inglese, fino a pochi mesi fa decisamente contrario al merger , mentre Gates (PIAS) ha sostenuto che Grainge "ha mostrato un'apertura al dialogo con la comunità indipendente mai riscontrata prima d'ora".



Ancora più significativa, sottolinea l'FT, la presa di posizione di Palumbo, dal momento che - a differenza di Naive, Domino, Mute e PIAS (anch'essa favorevole alla fusione) -  l'etichetta dance londinese non ha mire sul catalogo delle due major: "Grainge è un vecchio e duro bastardo", ha detto al quotidiano finanziario, "e gli ultimi dieci anni dell'industria discografica in Europa sono stati come la Morte Nera. L'intero settore è in condizioni disastrose e la EMI è stata un doppio disastro. Qualunque cosa si pensi di lui, almeno Lucian ha le palle per cercare di fare qualcosa".



Il fronte del no continua intanto a essere capeggiato da Martin Mills, presidente del Beggars Group cui fa capo anche la XL Recordings che ha lanciato Adele: "Improvvisamente Universal ha iniziato a presentarsi come il patriarca benevolo dell'industria, ma quell'epifania si è manifestata solo nel momento in cui ha deciso di comprare la EMI", ha dichiarato Miller al Financial Times, ripetendo che a suo modo di vedere una combinazione delle due major renderebbe ancora più difficile alle etichette indipendenti accedere ad iTunes, ai negozi di dischi e alle radio.
 
 

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